Un viaggio in India è una meditazione in movimento

Buongiorno a tutti! Questo Mercoledì lo aspettavamo già da un po’. Ritorna a trovarci e a condividere con noi il suo diario dedicato all’India Sara che ci aveva parlato qualche mese fa di Goa entusiasmando molti di voi. Lei ha un blog bellissimo che è come una piccola casetta sul mare, si chiama Bishi, le due lune e vi invitiamo a scoprire il perché. Buona lettura!

Karnataka Da ieri siamo a Hampi. Abbiamo viaggiato in pullman dalle 20.00 alle 8.00. Eravamo in sleeper class, nella nostra cuccetta in alto, vicino al conducente, per sentire meno le botte lungo la strada.

Scrivevo questo sul mio diario di viaggio, subito dopo aver lasciato Goa.

Ricordo il tragitto avventuroso, le poche soste in piena notte in baracchini fatiscenti, i chai al volo e il pacco di biscotti al posto della cena. Non dimenticherò mai le immagini carpite dai vetri della cuccetta. Piccoli villaggi nel nulla, templi, case, persone, animali … e altri veicoli che sembrano sbatterci addosso.

Autisti e procacciatori di affari appiccicosi come mosche rendono spiacevole il primo impatto nel Karnataka.

Dopo qualche ora mi ricredo e scrivo che Hampi è straordinaria.

Vedere le donne che fanno le abluzioni al fiume o curve a lavare i panni sui ghat è qualcosa di magico. Ieri siamo andati in barca sull’altra sponda del fiume. Il paesaggio è incantevole. Ci sono alcuni capanni tra le palme, vicini alle risaie. In un locale proiettavano Into the Wild. Una volta tornati indietro, abbiamo cercato un locale per il pranzo, consigliato dai nostri amici a Goa. Abbiamo attraversato campi di alberi di banane, sotto il sole cocente, ascoltando i versi delle scimmie, dopo aver costeggiato il fiume ed esserci stupiti delle scene di vita agreste. Il locale non c’è più, ma la vista del paesaggio è impagabile. Mentre scrivo, s’insinuano dalla finestra odori speziati che celano segreti di questa terra… le mie orecchie si riempiono di voci delle donne e bambini del villaggio, cani e uccelli.

Stanotte nel letto, ogni tanto sentivo il verso di una mucca!

Hampi è anche un luogo di ritrovo per backpackers che arrivano da tutto il mondo, richiamati dalla particolarità del paesaggio. Sul diario scrivo poco, ipnotizzata dal suo fascino, totalmente assorbita dalla Vita.

Ieri abbiamo fatto un tour tra le rovine, in risciò. Abbiamo visto le grandi rocce simili a meteoriti caduti giù dallo spazio all’alba dei tempi. Camminando tra quella vastità ho assaporato il gusto della quiete e della libertà.

Una tappa inaspettata: il conducente del risciò, che si fa chiamare Cobra, ci porta in un paesino, dove non si vede nemmeno l’ombra di un occidentale. Trionfa il tipico caos indiano, che ho imparato ad amare: uomini baffuti, donne avvolte in sari colorati, animali dormiglioni, mezzi di trasporto rumorosi…

Parcheggia davanti ad un negozietto e mimando con le mani dice beviamo un chai. Accettiamo di buon grado. Sul bancone ci sono dolci invitanti assaliti da mosche impertinenti, che svolazzano indisturbate.

E’ anche questo il bello dell’India: una mente occidentale, tendente all’ordine come la nostra, davanti agli imprevisti, la sporcizia, i rumori… può andare in crisi. Sei costretto a rivedere tutto dentro di te, apprendere nuovi ritmi, lasciar correre quello che non va e vivere nel momento. Non sono ammesse distrazioni.

Karnataka Un viaggio in India è una meditazione incessante in movimento, una scuola di tolleranza lungo la strada.

Se ti arrabbi, se la respingi, è finita. E può diventare un incubo. Oppure ti ritrovi ad assorbire quel no problem che senti pronunciare così spesso. E partecipi al gioco. 

Hampi ci dona scenari incantevoli, emozioni forti come il tempio delle scimmie, gli inni sacri cantati al suo interno e uno spettacolo mozzafiato.

Tra viaggiatori occidentali e famiglie indiane, sospesi in un tramonto infuocato, vediamo dall’alto verdi risaie e le sue caratteristiche pietre, incastonate perfettamente nel territorio. Dopo una simile visione, ce ne andiamo emozionati.

Un giorno, durante una passeggiata,c’imbattiamo in un villaggetto. Vediamo case minuscole, sobrie e ben curate. Non c’è nessuno.

Ma viviamo anche i nostri momenti di paura, quando Cobra, che tanto ha insistito per accompagnarci a vedere l’alba, ci scarica in piena notte ai piedi di una collina di pietre e va via all’improvviso. Dobbiamo salire da soli, non conosciamo il luogo, è buio pesto… le due torce che abbiamo portato non bastano. Decidiamo di sederci e aspettare che albeggi. Per fortuna, con le prime luci, arriva una comitiva a piedi. Hanno anche una guida. Ci accodiamo a loro. Quando finalmente Cobra torna a prenderci, ci dice, con aria innocente, che era solo andato a bere un chai… no problem!

Dopo qualche minuto siamo sul terrazzo della nostra Gopi Guesthouse. Mentre facciamo colazione, decidiamo di continuare da soli l’esplorazione della zona.

Visitiamo il tempio, riceviamo la benedizione da un elefante, pranziamo con una coppia di portoghesi al nostro baracchino preferito, facciamo una lunghissima passeggiata costeggiando il fiume. Vediamo scimmie e scoiattoli, finiamo in piccoli templi e le nostre vite sfiorano quelle di abitanti del luogo.

Nonostante abbia scritto poco sul diario, rimane qualche frase scritta velocemente sul blog, da un internet point.

Tra antiche rovine, pietre antiche che sembrano posate con delicatezza da giganti centenari, natura selvaggia e autisti di riscio`, fastidiosi come mosche appiccicose.

Una mattinata al fiume, sui ghat, tra famiglie indiane che facevano il bagno e turisti vestiti all`indiana.
Tutti a vedere Lakshimi, la vera Regina.
L`elefantessa del tempio.

E questo era il mio Karnataka. Namastè!

ti è piaciuto quello che hai letto?

Condividilo

Ricevi i nostri racconti via email

* = campo richiesto!

Cosa ne pensi?

4 commenti

  • Rispondi marzo 12, 2014

    Valentina

    Che bei ricordi Sara 🙂 appena me l’hai segnalato sono venuta a leggere! Comuque la tua definizione rende molto bene l’idea: un viaggio in India è una meditazione in movimento 🙂 io aggiungerei che è una meditazione piuttosto pazzerella tra caos, colori, persone e attimi di riflessione più profonda che lasciano un solco frenetico in te 🙂

  • Rispondi marzo 18, 2014

    Chandana Sara

    Ciao Valentina, sono felice di leggere il tuo commento, mi piace molto quello che dici 🙂

    Non siamo in pochi a considerare il viaggio in India come una meditazione in movimento che fa affiorare, aggiungo, quello che ognuno di noi ha dentro in quel determinato momento della vita.
    Le sensazioni sono spesso differenti da persona a persona… sebbene ci sia una sorta di “filo” comune.
    Personalmente il caos e la durezza dell’India hanno fatto affiorare in me una grande pace, non è un viaggio che mi ha scossa ( ma questo dipende anche dalle esperienze che ho vissuto in precedenza nella vita) al contrario, mi sono sentita davvero a casa. Sicuramente mi ha lasciato un solco 🙂

  • Rispondi settembre 24, 2014

    Silvia

    Il viaggio in India l’ho organizzato già parecchie volte, ma al momento di prenotare i voli lo metto da parte per paura… leggendo i vostri post però sento il bisogno di partire. Ce la farò mai?

    • Rispondi settembre 24, 2014

      Elisa e Luca

      Sivlia a noi è successa la stessa cosa. Elisa il biglietto lo ha comprato due volte! Ce la faremo, sì ce la faremo!

Moglie e marito, lei viaggia da sempre e lui non quanto avrebbe voluto, lei fotografava prima e lui lo fa adesso, lei scrive e lui disegna fumetti, lei recita e lui suona la chitarra, lei è laureata e lui autodidatta, lei ama le lingue e lui ascoltarla, a lei piace il design e a lui il R’n’R, lei ha gli occhi azzurri e lui due basettoni, lei ha detto di sì quando lui le ha chiesto di sposarlo dopo tre mesi in un ristorante turco a Berlino. Ah, dimenticavo, da due anni lei è mamma e lui papà.