Viaggio a Varanasi, la mia Varanasi

Sono partita in India per la seconda volta soprattutto per andare in viaggio a Varanasi e partecipare a un progetto di volontariato ideato da Jesumiel, sorella di Jaqui, una cara amica argentina. Un piccolo grande progetto mosso dal cuore perché questa ragazza ha iniziato, da sola, ad avvicinarsi ad alcune famiglie che vivevano per strada, a Varanasi, e a condividere con loro il suo amore.

viaggio a Varanasi

Piano piano ha cercato di insegnare loro dei mestieri in modo che non mendicassero più e alcuni viaggiatori, colpiti da quello che faceva, si sono uniti a lei. La mia amica aveva deciso di raggiungere, ancora una volta, la sorella per darle una mano e il suo entusiasmo ha contagiato me, Giovanni e mio fratello Matteo (che ha scattato le splendide foto presenti in questo post ndr).

Così siamo partiti tutti e quattro per il nostro viaggio a Varanasi con tanta voglia di fare e gli zaini pieni di materiale donato per il progetto da tante persone amorevoli. Arrivati a Delhi ci siamo separati momentaneamente da Jaqui, perché noi tre volevamo ambientarci prima di tuffarci nell’energia di una città antica e travolgente come Varanasi.

viaggio a Varanasi

Foto di Matteo Benegiamo

Abbiamo trascorso qualche giorno a Faridabad, ospitati dalla famiglia di Tushar, un ragazzo indiano che Giovanni aveva conosciuto in Austria facendo il woofer. Vivere con una famiglia indiana è stata una delle esperienze più belle della mia vita. Siamo stati accolti a braccia aperte, abbiamo assaporato cibi deliziosi dai nomi stranissimi, visitato luoghi mai visti, o visti prima di allora solo nelle foto come il Lotus Temple a Delhi. Una notte abbiamo passeggiato con Tushar per le stradine di Faridabad, ero felice nella mia India… Tushar ci ha offerto il paan, una foglia ripiena con spezie, aveva un sapore così strano!

Il tempo-non tempo di ambientarci ed eravamo già su un treno lunghissimo diretto a Varanasi, in sleeper class, la classe super economica, con le persone più povere. Con noi c’era anche Lisselotte, una volontaria cilena.

viaggio a Varanasi

Foto di Matteo Benegiamo

Viaggiare in India in treno, in sleeper class, è assolutamente un’esperienza che non può mancare se si amano l’avventura e l’imprevisto. Mi guardavo intorno stupita, vedevo tante testoline curiose sbucare dalle cuccette… sembravamo tutti dei topolini nelle loro tane… anche se i topi veri li abbiamo visti sgattaiolare sotto i nostri sedili sudici. Eravamo curiosi e spaventati nello stesso tempo per la situazione nuova e si sa, la mente occidentale in India non può aggrapparsi proprio a nulla… tutto funziona al contrario. Il trucco è abbandonarsi al nuovo, non giudicare, pur rimanendo centrati e vigili. Una questione di equilibrio e ancor prima di allenamento.

Di questo viaggio in treno in India ricordo le nostre risate, il paesaggio che muta dolcemente, lo strano miscuglio di odori, i venditori che salgono velocissimi a ogni stazione proponendo gli articoli più assurdi e cibi per noi immangiabili… e poi l’arrivo a Varanasi, il cambio brusco di energia, e di umore, che abbiamo sentito… I sorrisi di Jaqui e Jesumiel che ci accompagnano subito ad Assi Ghat a conoscere le famiglie impegnate alle bancarelle…

viaggio a Varanasi

Foto di Matteo Benegiamo

Viaggio a Varanasi, India

Varanasi è una città forte e in quei primissimi istanti mi sono sciolta in lacrime davanti al Gange, senza sapere nemmeno perché. Il tempo di asciugarle e tuffarsi nell’affetto delle famiglie del progetto, anime affettuose che ci hanno accolti, sorridenti…

Se passate da Varanasi, andate a trovarli ad Assi Ghat, vedrete tante bancarelle colorate con borse, cappelli realizzati da loro e volontari amorevoli ai quali potrete aggiungervi, se lo vorrete.

La “mia” Varanasi è stata forte, un pugno in pieno volto, per le tante esperienze vissute in quelle tre settimane, ma mi ha donato anche momenti preziosi e attimi di dolcezza. Adesso ho voglia di tornare e lasciare altre parti di me, quelle false sicurezze che il mondo occidentale ci fa credere necessarie… Sì, proprio voglia di sentire intensamente quella vita attraversarmi come un fiume in piena che porta via tutto quello che non serve… con tutti dolori del caso, se necessario, quelli della metamorfosi. Per ricordare poi ogni cosa, una volta a casa, come una grande avventura formativa, una scuola in viaggio.

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Moglie e marito, lei viaggia da sempre e lui non quanto avrebbe voluto, lei fotografava prima e lui lo fa adesso, lei scrive e lui disegna fumetti, lei recita e lui suona la chitarra, lei è laureata e lui autodidatta, lei ama le lingue e lui ascoltarla, a lei piace il design e a lui il R’n’R, lei ha gli occhi azzurri e lui due basettoni, lei ha detto di sì quando lui le ha chiesto di sposarlo dopo tre mesi in un ristorante turco a Berlino. Ah, dimenticavo, da due anni lei è mamma e lui papà.