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Miprendoemiportovia - Blog di viaggi

Io ed Elisa raccontiamo esperienze e viaggi su questo blog da più di quindici anni e ormai riconosciamo al volo i posti che ci resteranno più impressi. Il nostro tour in Corea del Sud ci ha regalato tante occasioni da ricordare “con gli occhi a cuore”, come quando a Seoul Elisa ha indossato l’hanbok per entrare nel palazzo reale, o quando abbiamo mangiato il miglior BBQ mai assaggiato in vita nostra, sull’isola di Jeju.

Durante questo viaggio ci siamo emozionati, meravigliati e divertiti, quindi vogliamo condividere con voi il nostro itinerario di 11 giorni in Corea del Sud, suddiviso in 4 giorni a Seoul, 1 alla DMZ, 3 a Busan e 3 a Jeju, con consigli su città da visitare e cose da fare.

Prima di partire: le nostre affiliazioni di fiducia

  • Assicurazione di viaggio: In Corea la sanità è ottima, ma per un turista costa cara. Noi non partiamo mai senza: con Heymondo avete copertura medica, bagaglio e annullamento, e un’app per contattare l’assistenza a qualsiasi ora. Dal nostro link, inoltre, potete attivare la polizza col 10% di sconto!
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Itinerario Corea del Sud 11 giorni: come abbiamo diviso il viaggio

Abbiamo creato un percorso lineare che ci ha fatto ridurre parecchio il tempo che si rischia di perdere tra gli spostamenti. Da Seoul siamo scesi a Busan in KTX, poi siamo volati a Jeju in circa un’ora. I trasferimenti durano anche mezza giornata ciascuno, quindi tenetene conto durante la programmazione del tour. Inoltre vi consigliamo di dividere le tappe per zona, perché la Corea è tecnologicamente avanti ma nemmeno lì esiste ancora il teletrasporto (le distanze ingannano, fidatevi).

Giorno 1: Gyeongbokgung, hanbok e vicoli di Bukchon

Avrete visto così tante volte il Gyeongbokgung nei reel su Instagram che vi sembrerà di esserci già stati. Questo è il palazzo reale principale, costruito nel 1395, distrutto durante l’invasione giapponese di fine Cinquecento e ricostruito nell’Ottocento. Indossando l’hanbok si entra gratis e lo si può noleggiare nei negozi vicino all’ingresso, ma attenzione: per godere dell’ingresso gratuito l’hanbok deve essere completo, non basta un accessorio e questo vale anche per gli altri palazzi reali di Seoul. La foto in costume davanti alla sala del trono è praticamente un rito, e il cambio della guardia merita che programmiate la visita in modo da non perderlo.

Nel pomeriggio salite a Bukchon Hanok Village, vicoli di case tradizionali in collina e ancora abitate. È stupendo e super tradizionale, ma è diventato famosissimo e si affolla durante la giornata. Da un paio d’anni, in alcune zone ci sono orari di accesso limitati per i turisti, quindi controllateli prima di andare. La sera scendete a Ikseon-dong, il quartiere hanok più piccolo e più hip, dove caffè, dessert bar e boutique hanno preso il posto delle vecchie case.

Giorno 2: Changdeokgung, Gwangjang e il torrente ritrovato

Secondo giorno, secondo palazzo: stavolta è il turno di Changdeokgung, il palazzo più elegante di Seoul e patrimonio UNESCO. Il suo Giardino Segreto (Huwon) si visita solo con tour guidato a numero chiuso, prenotate con anticipo. Questo palazzo chiude il lunedì, mentre il Gyeongbokgung chiude il martedì: se avete incastrato male i giorni potete invertire i primi due.

Bisogna mangiare almeno una volta al mercato di Gwangjang, il più antico mercato coperto di Seoul, aperto nel 1905. Qui si ordinano il bindaetteok, la frittella di fagioli mungo cotta davanti a voi, lo yukhoe, la tartare coreana, e il mayak gimbap: il nome significa letteralmente “gimbap stupefacente” perché pare crei dipendenza. Aiutate poi la digestione serale con una passeggiata sul torrente Cheonggyecheon, a due passi, che fino a pochi decenni fa era coperto dal cemento e da una sopraelevata, poi nel 2005 è stato riportato alla luce nel cuore della città.

Giorno 3: biblioteche, fabbriche e un’astronave

Cominciate dalla Starfield Library dentro il centro commerciale COEX, un corridoio di scaffali altissimi e decine di migliaia di libri, la biblioteca scenografica più fotografata della città. Poi spostatevi a Seongsu-dong, la “Brooklyn di Seoul”, dove diverse ex fabbriche sono diventate concept store, pop-up di brand e caffè di design. Qui i caffè d’autore seguono concept molto originali, dalle tazze all’arredo, fino alle bevande e ai piatti a menu. Sono tutti belli e incredibilmente curati, tuttavia cambiano spesso gestione: anche in Corea si va in molti locali finché “sono di moda” per poi vederli costretti a chiudere o a diventare altro.

Concludete la giornata al DDP (Dongdaemun Design Plaza), l’astronave di Zaha Hadid, aperta nel 2014 dove prima c’era uno stadio. Arrivate all’orario del tramonto e la vedete prima con la luce del giorno e poi illuminata, perché i suoi pannelli di alluminio brillano al buio. Per cena una passeggiata a Euljiro, il quartiere di tipografie e officine nel quale le taverne vintage si nascondono in vicoli che sembrano labirinti senza meta. Se vi va, godetevi un BBQ coreano con samgyeopsal e soju: la carne si avvolge in una foglia di lattuga con aglio e salsa e si mangia in un boccone.

Giorno 4: dall’alto di Seoul al picnic sul fiume

Questo è il giorno dell’altezza, preparatevi.

Iniziate salendo sulla Lotte World Tower, il sesto grattacielo al mondo con 123 piani e 555 metri di altezza. L’osservatorio è oltre i 470 metri e include il pavimento di vetro più alto del mondo secondo il Guinness. A noi è piaciuto molto perché regala una vista di Seoul davvero unica.

Nel pomeriggio, salite alla Namsan Seoul Tower con la funicolare molto suggestiva, e lasciate il vostro lucchetto dell’amore insieme a quelli degli altri. Tornate poi a terra e scendete ai parchi lungo il fiume Han, dove prendere parte al rito coreano per eccellenza: picnic al tramonto con ramyeon del minimarket e birra. Nei minimarket dei parchi trovate le macchine che cucinano i noodles in pochi minuti, e molti coreani si fanno consegnare il pollo fritto direttamente sul prato.

Non lasciate Seoul senza esservi concessi una cena romantica in un rooftop a Hannam-dong, con la città che si accende ai vostri piedi.

Giorno 5: la DMZ

Alla zona demilitarizzata, che si visita solo con tour organizzato e con il passaporto obbligatorio, è necessario dedicare un giorno intero. Questa è una striscia di circa 250 chilometri e quattro di larghezza che taglia in due la penisola dal 1953. Le tappe tipiche della giornata sono Imjingak, con il Ponte della Libertà attraversato da 12.773 prigionieri di guerra nel 1953, il Terzo Tunnel d’infiltrazione, scoperto nel 1978 e scavato a 73 metri di profondità, il Dora Observatory, con vista sulla Corea del Nord, e la stazione di Dorasan, la più a nord della rete sudcoreana, costruita nella speranza di un collegamento ferroviario con il Nord. La JSA (Panmunjom) è accessibile solo in certi periodi, quindi controllate prima.

Vale la pena andarci? Per noi è un’esperienza da fare (anche se molto costruita e turistica) perché è possibile vivere una pagina di storia fondamentale per comprendere il presente di questo paese e il rapporto con i fratelli oltreconfine.

Giorno 6: in KTX verso Busan

Il KTX (il Korea Train eXpress, il treno ad alta velocità della Corea del Sud) da Seoul a Busan impiega circa 2 ore e 30, quindi arriverete a destinazione in tarda mattinata. Cominciate dal Jagalchi Market, il mercato del pesce più grande della Corea nel quale si sceglie il pesce al piano terra e lo si fa cucinare al piano di sopra, un must imperdibile: non troverete un posto migliore di questo per mangiare il pesce crudo e i frutti di mare appena pescati. Nel pomeriggio salite al Gamcheon Culture Village, casette colorate a terrazze sulla collina, nato come quartiere di profughi della guerra di Corea e oggi soprannominato “il Machu Picchu di Busan”. Incontrerete così tante installazioni d’arte e vicoli da perdere la testa, ma non lasciatevi scappare il Piccolo Principe, da fotografare.

La sera, non perdetevi BIFF Square a Nampo-dong, la zona del festival del cinema di Busan, che prese questo nome nel 1996 con la prima edizione dell’evento, e assaporate un dolce tipico per chiudere la giornata: il ssiat hotteok, la frittella ripiena di semi.

Giorno 7: templi, capsule e il mare di Haeundae

Svegliatevi presto per l’Haedong Yonggungsa, a nord-est di Haeundae, tempio buddhista tra i pochissimi a essere costruiti direttamente sulle rocce a picco sul mare. Risale al 1376, e gli altri templi coreani di solito si trovano arroccati in montagna. All’alba è magico, durante il giorno è molto affollato perché incredibilmente famoso. Nel pomeriggio, se seguirete i nostri consigli, cambierà totalmente l’atmosfera grazie all’Haeundae Blueline Park: capsule colorate sospese sui binari dismessi della vecchia ferrovia costiera, la Sky Capsule, oppure il trenino panoramico (anche qui conviene prenotare).

A cena provate il dwaeji gukbap, la zuppa di maiale simbolo di Busan, da volare via.

Giorno 8: Santorini in versione coreana e una notte di Gwangalli

Attraversate verso l’isola di Yeongdo per l’Huinnyeoul Culture Village, villaggio bianco sulla scogliera alla Santorini, con caffè vista mare. Chi preferisce il verde alla scogliera può sostituirlo con Beomeosa, tempio tra i boschi del Geumjeongsan, fondato nel 678. A pranzo il milmyeon, i noodles freddi tipici della città, particolarmente gustosi se viaggiate in estate quando l’afa è insopportabile. Nel pomeriggio fate tappa all’F1963, ex fabbrica di cavi d’acciaio aperta nel 1963 (da qui il nome) e ora complesso culturale con libreria, galleria e caffetteria.

Tenetevi forte perché questa è la serata più romantica del viaggio, da trascorrere a Gwangalli Beach, con il ponte Gwangan illuminato e la cena in riva al mare. Se capitate di sabato potete ammirare lo spettacolo di droni, gratuito e in scena solo questo giorno della settimana alle 20:00 e 22:00 da marzo a settembre, alle 19:00 e 21:00 da ottobre a febbraio. In caso di maltempo lo spettacolo è cancellato, quindi controllate l’avviso ufficiale il giorno stesso ma non rinunciate per questo al resto della vostra serata.

Giorno 9: sbarco a Jeju

Il volo da Busan o da Seoul dura circa un’ora. Qui è meglio avere l’auto a noleggio ma occorre la patente internazionale, e attenzione ad avere quella giusta, ovvero il modello della Convenzione di Ginevra del 1949.

Jeju è un’isola vulcanica, meta di luna di miele dei coreani, eletta nel 2011 tra le New7Wonders of Nature. Custodisce un patrimonio UNESCO composto da tre elementi: Hallasan, Seongsan Ilchulbong e il sistema di tunnel di lava, di cui fa parte Manjanggul.

Il primo pomeriggio trovate una scusa per rallentare e puntate verso Aewol, la costa dei caffè vista oceano in cui rilassarsi. Qui incontrate subito i muretti di pietra lavica e i dol hareubang, i “nonni di pietra” simbolo dell’isola. Jeju è soprannominata Samdado, l’isola delle tre cose in abbondanza: vento, pietre e donne. Sammudo è invece il nome dell’isola delle tre assenze: ladri, mendicanti e cancelli. Ricordate il BBQ di maiale nero alla griglia a cui accennavamo all’inizio? Lo abbiamo mangiato qui a Jeju e lo rimangeremmo ancora e ancora.

Giorno 10: alba, haenyeo e Udo

Partite presto per il Seongsan Ilchulbong, il “picco dell’alba”, un cratere sul mare nato da un’eruzione circa 5.000 anni fa e patrimonio UNESCO. Si arriva in cima in circa 30 minuti e si suda parecchio, specie d’estate, ma ne vale assolutamente la pena. Chi vuole assistere all’alba può dormire a est la notte prima e allungarsi fino a Woljeong-ri per una tappa caffè vista oceano.

A proposito di vulcani, vi consigliamo di visitare Manjanggul, il tunnel di lava patrimonio UNESCO dal quale noi siamo usciti con una delle esperienze più sorprendenti del viaggio, da inserire assolutamente nell’itinerario.

Diverso il discorso per l’Hallasan, il vulcano più alto di Corea: la salita in vetta richiede tempo e anche un discreto allenamento, quindi noi abbiamo preferito rinunciare.

In questa zona si cammina anche l’Olle Trail, la rete di sentieri costieri nata nel 2007 sul modello del Cammino di Santiago. “Olle” nel dialetto di Jeju è il vicolo stretto che porta dalla strada al cancello di casa. Il Percorso 1, il primo aperto nel settembre 2007, parte da Siheung e vi porta tra piccoli crateri con la vista su Seongsan e su Udo.

A Seongsan trovate le haenyeo, le pescatrici in apnea, spesso over 70 e patrimonio immateriale UNESCO. Si immergono senza bombole e quando risalgono emettono un lungo fischio, il sumbisori, che serve a espellere l’aria dai polmoni. Se volete approfondire, a Seongsan ci sono dimostrazioni e anche un museo a loro dedicato. Nel pomeriggio prendete il traghetto per l’isola di Udo, circa 15 minuti dal porto di Seongsan, e giratela in bici o in scooter elettrico finché non troverete il gelato alle arachidi, da assaggiare a ogni costo. Se vi avanza tempo, il Museo Yumin di Tadao Ando a Seopjikoji è a due passi, sempre a est, e a ora di cena scegliete il pesce crudo al porto.

Giorno 11: architettura d’autore, tè e cascate

L’ultimo giorno è per chi ama l’architettura, e le tappe principali sono vicine tra loro, nella zona di Andeok, a sud-ovest. Cominciate dai musei Acqua, Vento e Pietra dell’architetto Itami Jun: tre spazi dedicati agli elementi dell’isola, con una vasca che riflette il cielo, un edificio attraversato dal vento e una sala di pietra lavica. Si visitano solo su prenotazione e accompagnati da una guida, quindi riservate il vostro ingresso qualche giorno prima. Itami Jun era nato in Giappone da una famiglia coreana e ha lasciato a Jeju alcune delle sue opere migliori.

Poi il Bonte Museum di Tadao Ando, che abbiamo adorato e che merita davvero. Proseguite con le distese di tè verde dell’Osulloc Tea Museum, con dolci al matcha pazzeschi. Se amate l’arte digitale immersiva, fate una tappa all’Arte Museum e, per concludere il giro, verso Seogwipo, visitate le cascate Jeongbang e Cheonjiyeon. Per chi vuole osare è possibile prenotare la salita a Hallasan (1.947 metri, la vetta più alta della Corea) ed entrare nel tunnel di lava Manjanggul. In serata concedetevi un’ultima cena a base di abalone porridge (jeonbokjuk) e agrumi hallabong prima del volo di rientro.

Consigli pratici per organizzare l’itinerario

Quando andare in Corea del Sud? Sempre, anche se bisogna considerare che l’estate è molto calda e umida, mentre l’autunno e la primavera regalano una Corea tutta colorata.

Prenotate in anticipo il Giardino Segreto di Changdeokgung, la Sky Capsule a Busan, i musei Acqua, Vento e Pietra e il tour per la DMZ. Portate il passaporto sempre con voi, controllate i giorni di chiusura dei palazzi (Gyeongbokgung il martedì, Changdeokgung il lunedì) e le aperture speciali (Bukchon, JSA, Manjanggul, Hallasan). E mi raccomando, se volete noleggiare un’auto, assicuratevi di avere la patente internazionale corretta. Abbiamo anche scritto un articolo sulle cose da sapere prima di partire per la Corea del Sud, con indicazioni molto pratiche.

Questo è stato il nostro viaggio in Corea del Sud, speriamo il primo di una serie. Ora tocca a voi: preparate la valigia, scaricate una playlist di K-pop (o anche no, vedete voi) e lasciate che Seoul, Busan e Jeju vi facciano innamorare.

Nell’articolo sono presenti link in affiliazione per migliorare la vostra esperienza di viaggiatori: il costo finale, in caso di prenotazioni o acquisti, per voi non aumenta, anzi, diminuisce nel caso dell’Assicurazione , e contribuite a tenere vivo il progetto Miprendoemiportovia per fornirvi sempre guide di viaggio aggiornate.

Ciao siamo Elisa e Luca, due viaggiatori incalliti che hanno fatto della loro vita un viaggio senza fine. Ci siamo entrambi licenziati da un lavoro che ci piaceva ma che non ci permetteva di vivere la vita che volevamo. Abbiamo un cuore rock’n’roll che batte all’unisono e un’anima gipsy. Il nostro motto? I sogni nel cassetto fanno la muffa, quindi tiriamoli fuori che la vita è lì che ci aspetta!

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