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Miprendoemiportovia

Secondo appuntamento della nascente rubrica Incontri. Una foto e qualche riga per parlare di un incontro fatto in viaggio con una persona che è rimasta lì, da qualche parte di noi.

Angola. 2002: fine della guerra civile che ha martoriato il Paese per quasi trentanni.

E’ la mia prima volta in Africa. E’ la mia prima volta fuori dall’Europa.

E’ la mia prima volta in un paese povero, anzi poverissimo a causa delle condizioni in cui il generale Savimbi lo ha lasciato per decenni.

E’ la mia prima volta in un Paese dove le strade non sono asfaltate, dove la gente vive in capanne di paglia e la terra è rossa. Sono qui perché un pazzo prete angolano di nome Adriano ha deciso di portare dieci giovani bianchi in visita al paese in segno di pace.

Ed è la prima volta in cui la gente mi guarda come un extraterrestre per il colore della mia pelle e decine di bambini mi corrono dietro, mi toccano, mi chiamano perché la mia pelle è di uno strano colore.

Se la gente vede dei bianchi che tranquillamente gira per le nostre strade, capirà che la guerra è veramente finita.

Nei sobborghi di Luanda, la Capitale del Paese, tra una folla di bambini vocianti lei si ferma immobile e mi guarda con quel suo viso angelico. Sulle spalle, come tante altre bambine qui, la sorellina più piccola. Lei, bimba non più bimba in un Paese in cui la popolazione muore in media a quarantanni e dove i suoi coetanei fino a sei mesi prima facevano i soldati. Non so dove abita e non so nemmeno comunicare con lei se non attraverso gli occhi e il tempo sembra fermarsi. Uno stop spazio temporale che sa di polvere e giochi.

Oggi l’Angola è in pace.

Anche se pace non vuol dire ancora sviluppo.

 

 

Moglie e marito, lei viaggia da sempre e lui non quanto avrebbe voluto, lei fotografava prima e lui lo fa adesso, lei scrive e lui disegna fumetti, lei recita e lui suona la chitarra, lei è laureata e lui autodidatta, lei ama le lingue e lui ascoltarla, a lei piace il design e a lui il R’n’R, lei ha gli occhi azzurri e lui due basettoni, lei ha detto di sì quando lui le ha chiesto di sposarlo dopo tre mesi in un ristorante turco a Berlino. Ah, dimenticavo, da due anni lei è mamma e lui papà.

Comments:

  • 29 Novembre 2012

    bellissimo e toccante racconto!

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  • 30 Novembre 2012

    pace per sempre e sviluppo prosperoso!

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  • WYW

    30 Novembre 2012

    Beh che dire!! davvero emozionante! non voglio aggiungere altro.
    Andrea

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  • 2 Dicembre 2012

    Cercavo contatti commerciali verso l’Angola e ho trovato voi bel racconto !

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