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Miprendoemiportovia

Mentre leggete questo post vi consigliamo di ascoltare Creuza de ma di Fabrizio de Andrè, il perchè lo saprete solo alla fine. Buon ascolto e buona lettura!

Via del Campo

Dal porto a via Garibaldi la abitano i dimenticati della terra. Da via Garibaldi ai colli i benestanti.Genova non è una città per tutti. Genova emoziona. Genova ti entra dentro, scava e ti mette innanzi alle incongruenze della vita. Genova o la ami o la odi.

Genova, città di contrasti.

Via del Campo c’è una bambina

con le labbra color rugiada  

gli occhi grigi come la strada

nascon fiori dove cammina

murales per la città vecchia

Si entra in via del Campo dalla porta dei Vacca. Un tempo l’angiporto era vitale, qui i marinai aspettavano la chiamata con cui veniva loro assegnato il lavoro. Poi più avanti negli anni di De André in via del Campo si imparava l’amore (lei ti guarda con un sorriso, non credevi che il paradiso fosse solo lì al primo piano), è a pochi metri da lì in vico Croce Bianca nacque la più grande comunità di transessuali di Europa e forse del mondo caratterizzata da grande affiatamento e vitalità. Non esisteva posto dove fosse possibile essere così alternativi e provocatori, ospitò nel ’68 gli studenti che covavano la rivoluzione. Oggi le prostitute con aria materna di Faber sono rimaste in poche e hanno ceduto il passo a ragazze provenienti dall’Europa dell’Est, dall’Africa e dall’America Latina che si mescolano ai perdigiorno e ai topi così grandi che sono loro stessi a mangiare i gatti.

via del Campo n.29

Al n. 29 si incontra la casa dei cantautori genovesi, il negozio che fu di Gianni Tasso pieno di cimeli di Fabrizio, di Tenco e gli altri. Gianni Tasso era un vero e proprio figlio di via del Campo, egli stesso lasciava intendere proprio della strada. Cresciuto fra i bar e le belle di giorno che pullulano la zona, lavorava come garzone nel negozio musicale e in un’intervista racconta che Fabrizio entrato per comprare una cosa, chiese al padrone chi fosse. Il proprietario rispose: “nonna puttana, madre pure, lui appena uscito dal collegio, lo teniamo per fare un’opera di bene“. E a quel punto che De Andrè si presenta e gli dice: “stasera vieni a cena da me“.

frasi di De Andrè in via del Campo

Poco più avanti ci si imbatte nel ghetto, divenuto in quest’ultimi anni paradosso della storia, agli ebrei e alla sinagoga si è sostituita l’immigrazione in predominanza araba con la piccola moschea ricavata in uno scantinato. Il ghetto oggi è una zona devastata con progetti di recupero che stentano a partire.

affissioni sul Ghetto

nei quartieri dove il sole del Buon Dio non dà i suoi raggi

ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi

Ma la città vecchia non è solo via del Campo. Nei tre rioni che la compongono: Prè, Molo, Maddalena, ci abitano 23.500 persone di cui più di 5000 sono stranieri in prevalenza provenienti da Marocco, Senegal ed Ecuador. Passeggiandoci avrete la sensazione di essere più in un suq che in una città europea. Vicoli stretti, negozi uno attaccato all’altro, gente ovunque e a tutte le ore. La commistione di razze è altissima, occorre superare  la sensazione di pericolo che si può provare se non si è abituati ad un clima così interraziale. I genovesi frequentano i vicoli e per lo più ne vanno fieri. L’energia che vi si respira è altissima. L’atmosfera è quella di una bella signora un po’ demodé ma senza dubbio ancora bella. Da non perdere la via dei Macelli di Soziglia.

i Rolli

soffitti dei Palazzi dei Rolli

Se continuate a passeggiare verso i colli prima di arrivare alla funicolare di Levante detta anche di San Girolamo, incontrerete le antiche dimore dei nobili genovesi, i Rolli, dichiarati Patrimonio dell’Unesco. L’aria si fa signorile, ai negozi di “tutto un po”” si sostituiscono negozi di design. Poco più in là la funicolare porta fino alla spianata del Castelletto da cui si può godere di una vista spettacolare della città fino al porto.

 

 

Perché il viaggio attraverso le parole di De Andre diventi avventura e scoperta dovete dimenticare le guide. Chiudetele, riponetele nello zaino, prima tappa Piazza Cavour dove sentirete le voci che introducano a Creuza de ma, sì proprio quelle, le urla delle donne che vendono il pesce e dà lì iniziate il vostro viaggio. Perdetevi.

Noi stiamo qui ad aspettarvi al ritorno per sapere se ne è valsa la pena.

per un solo dolcissimo umore del sangue

per la stessa ragione del viaggio, viaggiare

Moglie e marito, lei viaggia da sempre e lui non quanto avrebbe voluto, lei fotografava prima e lui lo fa adesso, lei scrive e lui disegna fumetti, lei recita e lui suona la chitarra, lei è laureata e lui autodidatta, lei ama le lingue e lui ascoltarla, a lei piace il design e a lui il R’n’R, lei ha gli occhi azzurri e lui due basettoni, lei ha detto di sì quando lui le ha chiesto di sposarlo dopo tre mesi in un ristorante turco a Berlino. Ah, dimenticavo, da due anni lei è mamma e lui papà.

Comments:

  • 22 Ottobre 2012

    Elisa, per me questo TBE12 era la terza volta.
    La amo e la sento mia Genova. E’ vero, o la ami o la odi!
    Complimenti per le foto, davvero belle!

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  • 22 Ottobre 2012

    Il vostro post di incontra benissimo con i pensieri che ho io su Genova.
    Quanto vi ho pensati! 🙂

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  • 22 Ottobre 2012

    La prossima volta che venite vi faccio fare un giro delle zone fighette 😉

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  • Monica

    22 Ottobre 2012

    eccomi, nata e cresciuta per 24 anni a Genova (poi la vita mi ha portato altrove) e ben felice che ora la mia città sia protagonista e sulle bocche di tutti i bloggers dopo anni di sonnolenza e scarsa attenzione da parte dei media.
    Sarò sincera, dopo tanti anni io ancora non credo di conoscerla bene questa città “stretta”, compressa in lunghezza tra mare e monti, incuneata e nascosta come il carattere schivo dei suoi abitanti, come i suoi impenetrabili caruggi, le sue creuze, come i suoi panorami mai banali, città di non facili innamoramenti ma che di sicuro lascia un segno profondo.
    Genova è un porto, non solo in senso fisico ma in senso lato, Genova accoglie, è multietnica, è confronto con l’altro, è poesia ermetica…e soprattutto va percorsa e ascoltata nelle sue diversità, in primis dal centro storico all’abbraccio del porto antico, alle alture, alle passeggiate a mare, ai suoi stabilimenti bamneari e spiagge, ai suoi parchi, i quartieri eleganti e quelli produttivi di ponente, il suo bellissimo cimitero, fino a Nervi e Capolungo e tutti i meravigliosi paesini che uno dopo l’altro vanno a formare la riviera di levante con scorci coloratissimi e unici.
    E soprattutto Genova è il suo mare, le tramontane che soffiano, le navi che passano cariche di containers, le barche a vela all’orizzonte e i “grattacieli” da crociera… insomma è una città di carattere, intensa, e davvero non basta una vita per conoscerla a fondo tutta.

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  • Monica

    22 Ottobre 2012

    🙂 grazie a te, nel tuo blog trovo sempre spunti interessanti

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  • cec

    28 Ottobre 2012

    Ligure di nascita e Genovese d’adozione (da 10 anni ormai) non posso che sentirle mie le tue parole.. Genova non è una città facile, ti accoglie, ma con diffidenza, ti mette alla prova. Genova non la capisci guardandola, la capisci vivendola, la capisci se superi l’iniziale paura a girare nei vicoli.. come dici tu.
    Genova a volte quando ci sei ti va un po’ stretta, ti da fastidio il vento.
    Genova quando non ci sei ti manca e devi tornare, hai voglia anche del vento di mare che ti entra nelle ossa.

    Grazie per il tuo bellissimo post.

    Continuerò a leggerti!!

    A presto!!

    Ce

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