Venezia: un altro carnevale è possibile

Metti un sabato a Venezia…e mettici pure che sono i giorni di Carnevale…

Tutti quelli che c’erano già stati avevano cercato di avvertirmi: “oddio che bolgia, tira su le gambe tanto cammini ugualmente trasportata dalla gente” era stato il commento più magnanimo.

Ebbene sì, di gente ce n’è tanta, ma come sempre le cose vanno cercate…

Siamo partiti in nove in pulmino tra messicani e italiani. La macchina è meglio lasciarla alla stazione di Mestre, da lì ogni mezz’ora o anche meno, partono treni regionali diretti a Venezia e questo è senza dubbio il modo più comodo per raggiungere il centro del capoluogo veneto.

La passeggiata che dalla stazione ti porta a Piazza San Marco è già bella di per sè, conduce, fra mille stradine costeggiando i canali, alla grandiosa piazza della repubblica marinara.

Fin qui il percorso è immerso fra la gente e le maschere, incredibile come ci siano persone che investono così tanti quattrini per andar lì tutti abbigliati e agghindati a farsi fotografare…gusto dell’essere al centro dell’attenzione, bisogno d’esser visti come ci insegna la televisione o volontà di tener viva una tradizione millenaria? mi piace pensare che sia più la seconda…

Maschere al carnevale di Venezia

Maschere al carnevale di Venezia

maschere carnevale di venezia

Maschere al carnevale di Venezia

http://www.osteriagiorgione.it/it/index.htm

http://www.osteriagiorgione.it/it/index.htm

maschere carnevale di venezia

maschere carnevale di venezia

Poi ad un certo punto ebbri di gente, maschere, foto abbiamo avuto bisogno di altro e ci siamo diretti verso via Garibaldi.

Di turisti quasi nemmeno l’ombra, solo cittadini indaffarati nelle faccende del weekend e un’atmosfera rilassata fra panni colorati stesi al sole ad asciugare e qualche maschera che si dirigeva alla festa.

Qui, quasi per  caso, abbiamo incontrato Giorgione al  numero 1533 e siamo entrati in un’atmosfera surreale, proprio quella che richiama il Carnevale, in cui capitano cose strane, incontri che fai fatica a capire ma che ti rimangono da qualche parte con un buon sapore e in testa l’idea che ti dice: è carnevale! Un’oste che intrattiene i suoi ospiti al suono della chitarra cantando in veneziano e porta il carnevale dentro al locale.

Dopo una pausa di allegria siamo tornati in strada e ci siamo imbattuti in ragazzine che buttano caramelle dalle finestre, karaoke improvvisati in scantinati odoranti di salsicce, moli e piazzette in cui si sente solo il tintinnare di una ragazza sorridente vestita da folletto.

Il Carnevale, quello di una Venezia lontana anni luce da Piazza San Marco, ci ha lasciato una bellissima sensazione nel cuore.

Provatela e non ve ne pentirete perché l’essenziale è invisibile agli occhi.

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Moglie e marito, lei viaggia da sempre e lui non quanto avrebbe voluto, lei fotografava prima e lui lo fa adesso, lei scrive e lui disegna fumetti, lei recita e lui suona la chitarra, lei è laureata e lui autodidatta, lei ama le lingue e lui ascoltarla, a lei piace il design e a lui il R’n’R, lei ha gli occhi azzurri e lui due basettoni, lei ha detto di sì quando lui le ha chiesto di sposarlo dopo tre mesi in un ristorante turco a Berlino. Ah, dimenticavo, da due anni lei è mamma e lui papà.