Viaggiare con un neonato è possibile anzi bellissimo

Viaggiare con un neonato è possibile? Il post di oggi è di Alessia, una lettrice super appassionata di viaggi, una mamma che anche quando è nato il suo bimbo non ha perso la voglia di viaggiare, anzi ha fatto un viaggio negli Stati con lui di appena sei mesi e ce lo racconta oggi come special guest del mercoledì. E’ sempre bello ed entusiasmante ospitare persone che anche se non conosciamo direttamente apprezziamo già leggendo i loro racconti. E’ il caso di Alessia, così entusiasta e in linea con la nostra idea di viaggio con bimbi al seguito che è un vero onore ospitare il suo racconto!

viaggiare con un neonato

Viaggiare con un neonato: i nostri consigli

Siamo sempre stati due amanti dei viaggi fai da te. E quando dico ‘fai da te’ non intendo zaino in spalla, quanto più l’idea di sedersi a tavolino, trovare una meta che ci piacesse, programmare il viaggio da soli, con i nostri mezzi e i nostri tempi, studiando il luogo e cosa offre, per essere sicuri di vedere ciò che ci interessa e di immergerci nella cultura del posto, senza nessuno che ci obblighi a seguire orari o tabelle di marcia, costringendoci magari a fare cose che non ci interesserebbero…. E perché no, risparmiando anche qualcosa rispetto allo stesso viaggio organizzato da qualcun altro.

Viaggiando in giro per il mondo ci siamo sempre resi conto di quanti bambini piccoli ci fossero, ma anche che erano sempre tutti figli di stranieri… e ci siamo sempre detti che qualora avessimo avuto un figlio avremmo fatto di tutto per mantenere viva questa nostra passione.

Quando è nato Leo, è stato quindi un po’ come sfidare noi stessi… Ce l’avremmo fatta a fare quello che ci eravamo prefissati? All’inizio i timori sono stati tanti e tutte le persone che ci circondavano e che non perdevano occasione per dirci quanto pazzi fossimo, non hanno aiutato… Ma la nostra passione ci ha sostenuto e così, quando Leonardo aveva solo due mesi abbiamo cominciato a pianificare il nostro primo viaggio a 3. Destinazione: USA. Età di Leonardo al momento del viaggio: 6 mesi.

In questa piccola guida, non mi disperderò in un vero e proprio racconto di viaggio, ma cercherò di dare qualche consiglio a chi come noi ha il desiderio di intraprendere un’avventura simile con un bimbo così piccolo. Perché si può fare. Ed è bellissimo!

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La meta

Innanzitutto, la meta. Perché gli Stati Uniti? Nel nostro caso, perché sono una passione e un paese che conosciamo bene. Ci siamo stati 7 volte prima della nascita di Leo e questo ci ha reso un po’ più sicuri, nel momento in cui avremmo dovuto affrontarli con un bimbo al seguito, esperienza, invece, del tutto nuova per noi.
E poi perché sono un paese ‘facile’ da approcciare e molto ‘baby friendly’…

Il nostro itinerario prevedeva una settimana a New York. Un volo New York-New Orleans. Il noleggio di un’auto e un tour di 10 giorni per gli stati del sud. Abbiamo toccato New Orleans, Memphis, Nashville, Asheville e le Smocky Mountains, per arrivare ad Atlanta da dove siamo ripartiti alla volta di Milano. L’itinerario del Sud è stato scelto proprio in funzione del bambino: non c’è tantissimo da vedere e gli spostamenti da una tappa all’altra non sono lunghissimi (massimo 3 ore e mezza). Questo ci ha permesso di fare tutto con molta calma, rispettando i tempi del piccolo senza rinunciare a nulla.

Tante persone temono che a 6 mesi un bimbo sia troppo piccolo per viaggiare e che diventi un impegno eccessivo per i genitori ma posso dire che viaggiare con un bimbo di 6 mesi è molto più semplice che viaggiare con un bimbo più grande. E’ molto più gestibile, sta comodamente nel passeggino, nella fascia o nel marsupio… e io all’epoca lo allattavo ancora. Ho deciso appositamente di attendere il nostro ritorno in Italia per cominciare lo svezzamento, così da non avere il problema del cibo. Scelta che potrebbe fare tranquillamente anche una mamma che usa latte formulato. Merendine e fruttini si trovano ovunque, ma se i pasti principali sono ancora a base di latte risulta tutto più comodo.

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Il volo

Noi abbiamo preferito spendere qualcosina in più e prendere un volo diretto. I bambini in aereo non hanno problemi, ma il decollo e l’atterraggio potrebbero causare dolore alle orecchie, così abbiamo preferito limitarli il più possibile.
Al momento della prenotazione abbiamo anche richiesto la culla che ci è stata molto utile per metterci Leonardo quando si è addormentato e non doverlo tenere in braccio per 8 ore consecutive. E’ un diritto di ogni neonato a bordo, ma per la maggior parte delle compagnie va richiesta e prenotata (gratuitamente), perché disponibile in numero limitato su ogni aeromobile.
Il volo, che all’inizio mi preoccupava, è stato fantastico e tra un po’ di nanna, qualche poppata, qualche giochino e qualche passeggiata, nella quale Leonardo ha fatto innamorare tutti gli altri passeggeri, è passato in un attimo.

Una piacevole sorpresa all’arrivo è stato saltare le lunghe code all’immigrazione, perché negli Stati Uniti, i neonati hanno la precedenza… e in 10 minuti eravamo al ritiro bagagli.

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L’ alloggio

A New York abbiamo preferito affittare un appartamento. Noi abbiamo scelto di farlo tramite Air B&B e ci siamo trovati benissimo. Con un bimbo piccolo ci sembrava la soluzione migliore: più spazio, più libertà di movimento, una cucina a disposizione per preparare eventualmente il latte anche a ore strane o sterilizzare i biberon…

Come zona abbiamo scelto il Greenwich Village e devo dire che è stata la scelta perfetta proprio per Leonardo… Residenziale e poco caotico, è stato ideale per garantire al piccolo (e a noi) la tranquillità necessaria dopo una giornata in giro. Caratterizzato da piccole viette, ricche di ristorantini all’aperto, ci ha consentito di fare brevi passeggiate la sera, cenare all’aperto con Leo che dormiva nel passeggino, senza affrontare i rumori e le luci di Times Square che l’avrebbero agitato troppo, né la fastidiosa aria condizionata delle mega catene.

Al contrario nel tour nel sud degli Stati Uniti non abbiamo potuto contare su un appartamento e quindi ci siamo affidati per lo più ai motel…. Io ho sempre adorato i motel americani, e con un bimbo ancora di più… Camere spaziosissime. Letti a 3 piazze dove Leo poteva comodamente dormire in mezzo a noi senza neppure sfiorarci. Microonde in camera (o comunque sempre a disposizione nell’area comune), per scaldare eventuali biberon a ogni ora senza chiedere continuamente al bar dell’hotel. Bollitore in camera per la preparazione del latte. Colazione sempre inclusa così da non doversi muovere già di prima mattina. E, non da poco, lavatrici a gettone per gli ospiti. In tutti i nostri viaggi non le avevo mai usate, ma con un bambino piccolo si sono rivelate una manna dal cielo per lavare i body e i vestitini sporchi che immancabilmente in un viaggio di tre settimane si sono accumulati in valigia.

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Gestire gli spostamenti

Per gli spostamenti nel Sud, abbiamo noleggiato un auto, richiedendo un seggiolino per neonati…
Per Leonardo avevamo portato un passeggino ultraleggero, e comodo da chiudere; e un marsupio che tenevamo sempre in macchina e che ci è stato molto utile in alcune occasioni in cui l’uso del passeggino sarebbe stato impensabile, come per esempio, passeggiare sulle Great Smoky Mountains o visitare la casa di Elvis…

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Assicurazione di viaggio

Immancabile in qualsiasi viaggio, ma soprattutto negli USA e con un bimbo al seguito. Fortunatamente noi non abbiamo mai avuto problemi ma non si può pensare di partire senza!

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Pannolini & Co.

Ovviamente negli USA c’è tutto… Molte marche sono esattamente le stesse che troviamo anche da noi (io ho continuato a comprare pannolini Pampers anche li) con prezzi molto simili ai nostri. Fruttini, merendine e omogeneizzati sono presenti in tutti i supermercati (molti aperti 24 ore), quindi non si rischia mai di rimanere senza prodotti di prima necessità.

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Perché gli Stati Uniti sono un paese baby friendly

1. Abbiamo trovato seggioloni in tutti i ristoranti (dai fast food ai ristoranti eleganti).
2. Abbiamo trovato fasciatoi ovunque, anche nel locale più sperduto e spartano e molto spesso sia nel bagno degli uomini che in quello delle donne (per par condicio).
3. Molti bagni per le donne nei luoghi pubblici hanno un seggiolino attaccato all’interno della porta per far sedere il bambino (e legarlo) intanto che la mamma fa pipi… nel caso non ci sia nessuno con cui lasciarlo.
4. Tutti i ristoranti hanno il menu per i bambini (a noi non è servito ma se qualcuno viaggia con un bimbo più grande può essere utile).
5. Gli Stati Uniti hanno molte attenzioni per le persone disabili, qualsiasi struttura è a misura di carrozzina, e, di conseguenza, anche di passeggino.
6. Gli americani sono abituati ai bambini. Hanno famiglie numerose. E quindi sono sempre molto ospitali.
7. Se si noleggia un’auto in America si ha la fortuna che sono enormi: nel bagagliaio ci stavano due valigie, gli zaini e anche il passeggino…
8. Nelle tratte aeree all’interno degli Stati Uniti i bimbi sotto i due anni viaggiano completamente gratis. Non c’è neanche il costo delle tasse aeroportuali, al contrario dell’Europa.
9. I bambini sono bene accetti ovunque. Giusto per fare un esempio: a Nashville volevamo andare a vedere lo spettacolo alla Grande Ole Opry. E’ un concerto di musica country che si tiene in un teatro e che viene trasmesso in diretta radiofonica… Non pensavamo di poterlo fare con un bimbo di 6 mesi e invece non c’è stato nessun problema. Leo si è goduto il suo primo spettacolo dal vivo divertendosi come un pazzo.

Insomma, viaggiare con un neonato, soprattutto in un paese come gli USA è possibile. Certo, più faticoso rispetto a viaggiare da soli, perché si devono modificare i ritmi e ascoltare le esigenze di un’altra persona… ma è anche bellissimo! Se i genitori sono tranquilli e affrontano le cose serenamente, i piccoli non possono che giovarne, che si trovino in una spiaggia della riviera romagnola o in una metropoli americana piena di grattacieli. Lui non si ricorderà nulla di questo viaggio? Vero… Ma noi ce lo ricorderemo per sempre e non c’è nulla che arricchisca di più una persona delle esperienze vissute e dei ricordi piacevoli!

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5 commenti

  • Rispondi maggio 5, 2016

    Eleonora

    Ma che bello! Bravi e complimenti per la vostra avventura!

  • Rispondi maggio 6, 2016

    Selina

    Bravi, davvero! I bambini vanno educati subito all’apertura verso il mondo.

    • Rispondi maggio 6, 2016

      Elisa e Luca

      grazie Selina

  • Rispondi maggio 27, 2016

    Olimpia

    Mi piacerebbe avere un feedback da voi! Riguardo all’alimentazione, bimbo di 7 mesi che ha iniziato lo svezzamento.io vorrei fare una giornata di trekking posso portare una borsa termica e via?

    • Rispondi maggio 27, 2016

      Elisa e Luca

      Ciao Olimpia noi abbiamo seguito l’autosvezzamento perciò Manina mangiava quello che mangiavamo noi ma soprattutto a sette mesi mangiava soprattutto latte ancora. Però direi che la borsa termica è una soluzione ideale. Puoi fare delle piccole prove prima del viaggio o durante un weekend in cui siete fuori ma ci sembra una ottima idea!

Moglie e marito, lei viaggia da sempre e lui non quanto avrebbe voluto, lei fotografava prima e lui lo fa adesso, lei scrive e lui disegna fumetti, lei recita e lui suona la chitarra, lei è laureata e lui autodidatta, lei ama le lingue e lui ascoltarla, a lei piace il design e a lui il R’n’R, lei ha gli occhi azzurri e lui due basettoni, lei ha detto di sì quando lui le ha chiesto di sposarlo dopo tre mesi in un ristorante turco a Berlino. Ah, dimenticavo, da due anni lei è mamma e lui papà.