Cosa vedere a Catania tra mito e realtà

Una chiave di lettura per conoscere le città è scoprire i miti che le raccontano e i film che le celebrano, per questo mi è sembrato molto avvincente tornare a Catania, ospite di Addiopizzo Travel, la città che rinasce come una fenice dalle proprie ceneri dopo le eruzioni dell’Etna e i terremoti dell’area. Venite con me a scoprire cosa vedere a Catania in un giorno.

Cosa vedere a Catania in un giorno

Per il nostro itinerario su cosa vedere a Catania partiamo da piazza Duomo, dove in Cattedrale c’è la statua di Sant’Agata davanti alla quale si narra si arrestò una potente colata lavica, uno dei motivi per cui i catanesi le tributano una delle più grandi feste cristiane al mondo che si celebra a Catania ogni anno tra il 3 e il 6 febbraio.

cosa vedere a Catania

Di fronte la chiesa c’è Liotru, l’elefantino simbolo della città. La leggenda vuole che il mago Eliodoro nel 725 d.C lo costruì con la lava dell’Etna per fare dispetti alla popolazione e spostarsi a Costantinopoli, quando Catania era una provincia dell’Impero Romano d’Oriente. La sua perfidia gli fece stringere un patto con il diavolo, che lo rese immune da quanti provarono a fermarlo finché il vescovo Leone, celebrando una messa propiziatoria, riuscì a ridurlo in cenere.

Cosa vedere a Catania

Set naturale per film è la barocca via dei Crociferi, che fa da sfondo ad alcuni dialoghi de “I Viceré” tratto dal romanzo di Federico De Roberto; la chiesa di San Giuliano dove nel film “Il bell’Antonio” il padre del protagonista, interpretato da Marcello Mastroianni, si reca per contrastare l’annullamento del matrimonio del figlio

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la chiesa di San Benedetto, patrimonio dell’UNESCO, collegata all’omonimo convento, luogo che ispirò Verga per “Storia di una capinera”

« la storia di un’infelice di cui le mura del chiostro avevano imprigionato il corpo, e la superstizione e l’amore avevano torturato lo spirito: una di quelle intime storie, che passano inosservate tutti i giorni, storia di un cuore tenero, timido, che aveva amato e pianto e pregato senza osare di far scorgere le sue lagrime o di far sentire la sua preghiera, che infine si era chiuso nel suo dolore ed era morto; io pensai alla povera capinera che guardava il cielo attraverso le gretole della sua prigione, che non cantava, che beccava tristamente il suo miglio, che aveva piegato la testolina sotto l’ala ed era morta».

Cosa vedere a Catania
L’ultimo scrigno di miti è piazza Università, il cuore bianco della vita catanese. Oltre agli edifici storici di una delle più antiche università italiane, in questa piazza ci sono quattro lampioni in bronzo che raffigurano le leggende catanesi della giovine Gammazita, dei fratelli pii Anapia e Anfinomo, del paladino Uzeta e del sub Cola Pesce.

Quest’ultima è forse la più nota e mi ha colpita per quella venatura di romanticismo che si legge dietro il dramma: Cola (diminutivo di Nicola) era un amante delle profondità marine che riusciva a perlustrare stando in apnea così a lungo che la sua fama giunge all’orecchio dell’imperatore Federico II di Svevia, il quale volle testarne le doti sfidandolo a riportare in superficie alcuni preziosi che gettava in mare.

Nel recuperare l’anello, Cola riferì che uno dei tre pilastri che reggevano l’isola, quello sotto Messina, era corroso a causa delle eruzioni dell’Etna e avrebbe presto ceduto, così per scongiurare un inabissamento dell’isola, si sacrificò sostituendosi alla colonna.

Cosa vedere a Catania
Tutte le storie che vi ho raccontato hanno in comune una vena di tristezza, di amarezza, ma questa pur avendo un epilogo infelice porta con sé la fiducia che alcuni uomini sanno destinare la propria vita ad uno scopo più elevato, e questo soprattutto in Sicilia ci riporta a storie che sono la base del nostro presente.

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1 commento

  • Rispondi maggio 25, 2016

    abiti da lavoro frediani

    bellissimo

classe 1982, per lei viaggiare è ascoltare la storia che i luoghi e le persone vogliono raccontarti e trovare immagini e parole per trasferire agli altri le emozioni che l’esperienza ha regalato. Pianifica ogni viaggio con la stessa premura con cui lavora salvo poi dimenticare gli appunti e le mappe da qualche parte e girovagare spinta dalla curiosità.