Viaggio nell’entroterra della Sardegna e nell’anima sarda

Mentre eravamo in Corsica Luca mi ha parlato di un suo sogno, fare un viaggio nell’entroterra della Sardegna.

Lui, che ha passato metà dell’infanzia in vacanza al mare in Sardegna nella casa dei nonni materni e io che non potevo essere più contenta di una proposta del genere.

Ho conosciuto la Sardegna grazie all’amore che Anna, una cara amica e suo marito Alberto, nutrono per questa terra: terra matriarcale, terra di banditismo, terra di streghe.

La Sardegna è un posto così interessante che viverne solo le coste è davvero un peccato mortale. Perché l’entroterra della Sardegna parla dell’anima sarda di chi la abita, narra storie di un tempo che fu e affascina così tanto che te ne innamori per sempre.

Quanto è bello quando i sogni diventano realtà?

A giugno, poco dopo che Luca mi aveva parlato del suo sogno di visitare l’interno della Sardegna siamo stati invitati dall’Associazione Borghi Autentici a visitare i comuni ospitali dell’entroterra dell’isola. Concedetemi due minuti per spiegarvi questo splendido progetto, un carnet di proposte di viaggio che permette al viaggiatore di fare esperienze insieme alla gente locale, di immergersi nella comunità, di assaporare l’ospitalità dei borghi e di testarne l’anima autentica.

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L’idea alla base, che ci ha colpito e affascinato, è che chi visita le destinazioni “comunità ospitali” non sia un turista ma un ospite-cittadino temporaneo. A questo link trovate il catalogo con le proposte per la Sardegna e il resto di Italia.

Cosa visitare nell’entroterra della Sardegna

Ma torniamo al nostro viaggio nell’entroterra della Sardegna, un viaggio da nord a sud, un on the road di quattro giorni che ha toccato diverse comunità ospitali: Aggius, Galtelli, Domos Rujas, Santu Lussurgiu e Sardara in compagnia dei tutor dell’ospite, figure chiave di questo modo di fare turismo che consiste nell’incontrare un luogo dall’interno come se lo si abitasse.

I tutor dell’ospite sono state le nostre guide d’eccezione: Andrea, Mauro, Giusi, Alessandra, Piera ci hanno accompagnati a scoprire aneddoti e segreti, a testare liquori e vini indimenticabili, a scoprire insieme ai propri amici del paese, la bici, l’aperitivo sardo per eccellenza, ci hanno regalato sorrisi e prodotti tipici facendoci sentire a casa.

Aggius: è stato il borgo da cui ha avuto inizio il nostro viaggio nell’interno della Sardegna. Io lo conoscevo già e se vi ricordate ve ne avevo parlato in questo post: Aggius e le celebrazioni della settimana Santa, rivederlo attraverso gli occhi di chi ci abita ha avuto tutto un altro sapore.

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Abbiamo avuto modo di apprezzare il museo a cielo aperto che si snoda per le vie del borgo, case e portoni ridisegnati a festa da artisti del luogo. Un gioiello che insieme al museo del banditismo non può mancare in un viaggio nell’entroterra della Sardegna.

Galtellì: la scoperta di questo borgo è cominciata dal Parco Letterario Grazia Deledda, con la visita agli ambienti più suggestivi raccontati dalla scrittrice nel romanzo Canne al vento. Passando tra le vie del centro storico abbiamo raggiunto il museo etnografico “Sa domo ‘e sos Marras”, che sorge in un’antica casa padronale in cui oggi sono conservate numerose testimonianze della vita contadina e agropastorale della comunità  valtellinese. Come abbiamo concluso la nostra giornata a Galtellì? Partecipando tutti e tre (sì, anche Manina!) alle prove di danze popolari che coinvolgono grandi e piccini della comunità del in previsione delle future festività patronali.

danze popolari galtellì

Domos Rujas: questa comunità ospitale comprende i paesini di Sorradile, Bidonì e il lago di Omodeo. Sorradile è un borgo fiorito e ogni suo angolo è una scoperta, anche se la sua vera bellezza risiede nel colore rossastro delle pietre dei muri delle sue case, da cui prende il nome il piccolo borgo che in sardo significa case rosse. 

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Bidonì ha una vera chicca da non perdere: il Museo della stregoneria. Qui abbiamo ci siamo immersi nei racconti di “janas” (esseri mitici della tradizione sarda) e streghe in un crescendo di magia, fascino e mistero.

Santu Lussurgiu: che come Rio de Janeiro ha il suo Cristo che domina la valle e l’abbraccia.

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Qui abbiamo imparato l’arte dei F.lli Salaris Coltelliabili fabbri e coltellinai che producono i tipici coltelli sardi, e abbiamo assaggiato la famosa acquavite (e non solo) alle Distillerie lussursegi.

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Sardara: in questo borgo abbiamo avuto una guida d’eccezione, il sindaco in persona, che ci ha accompagnati per le vie del centro storico per ammirare la sua bellezza, da Villa Diana in stile liberty passando per la Piazza Emilio Lussu fino ad arrivare al museo archeologico Villa Abas e alla suggestiva area archeologica di Santa Anastasia, che vanta un villaggio nuragico, un tempio a pozzo e la chiesa.

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E’ stato un viaggio di quattro giorni che, per tutte le esperienze fatte, nella nostra testa sembra essere durato settimane tante sono le cose che abbiamo visto, le tradizioni che abbiamo appreso, le persone che abbiamo avuto il piacere di conoscere.

Siamo tornati con la Sardegna e i sardi nel cuore.

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1 commento

  • Rispondi agosto 24, 2015

    Map & Fork

    Bell’itinerario. Anche noi siamo stati di recente in Sardegna per un giro road trip di 7 giorni da Alghero a Nuoro passando per la Costa Smeralda, i meravigliosi murales di Orgosolo, il golfo di Orosei, i magnifici scogli rossi di Arbatax continuando per Cagliari e i suoi fenicotteri rosa e via continuando con le bellezze di quest’isola unica.

Moglie e marito, lei viaggia da sempre e lui non quanto avrebbe voluto, lei fotografava prima e lui lo fa adesso, lei scrive e lui disegna fumetti, lei recita e lui suona la chitarra, lei è laureata e lui autodidatta, lei ama le lingue e lui ascoltarla, a lei piace il design e a lui il R’n’R, lei ha gli occhi azzurri e lui due basettoni, lei ha detto di sì quando lui le ha chiesto di sposarlo dopo tre mesi in un ristorante turco a Berlino. Ah, dimenticavo, da due anni lei è mamma e lui papà.