Il Forte – ricordi vintage di un’estate al mare

E rammento le estati con Montale, a Forte dei Marmi. Ci si trovava ogni giorno tra persone come Henry Moore, Marino Marini, Guttuso. Montale disegnava sempre: il mare, le Apuane… Usava tutto, dal vino al rossetto. (C. Fracci)

Se frequenti Forte dei Marmi, la chiami il Forte. Ci ho passato tutte le estati della mia infanzia al Forte e me le ricordo come se fosse stato l’anno scorso e io stia per andarci per i primi 15 di agosto.

Se parti da una Modena afosa, come facevo io allora, mi pareva un viaggio lunghissimo: in realtà sono appena un paio d’ore. Forse era lunghissimo perché eravamo in tre sul sedile dietro e io, in quanto “la piu piccola” dovevo sempre stare in mezzo. Forse perché non vedevo l’ora di entrare in quella casa dall’odore famigliare che sapeva sempre di mare.

Forse perché non vedevo l’ora di andare in spiaggia.

Forte dei Marmi

Da adulta, credo che non vedessi l’ora di arrivare perché mio padre era la persona piu contenta del mondo quando arrivava là e sono cose che se ancora non capisci, per lo meno percepisci: adesso lo capisco, stava tornando a casa.

Ma a parte quello che è puramente personale e sentimentale, che cosa ha fatto di Forte dei Marmi un posto così quotato?

Me lo chiedo anche io. Io credo che sia soprattutto una questione di percezione: è dagli anni ’50 che il Forte è cool (allora si diceva “alla moda”) e se ci vanno i vips, allora deve essere per forza bello. Un po’ come Saint Tropez o Cortina. Non giriamoci intorno, molte mete sono risultato della teoria imitativa sviluppata da Simmel in Die Mode. Tuttavia, mi fermerò’ qui con la teoria sociologica.

Non è che il Forte sia così incredibilmente più bello di altro, in realtà. È elegante e se sei elegante non hai bisogno di essere bello per forza. È sicura e pulita, popolata, per l’estate almeno, senza essere caotica. È una vacanza perfetta al mare, dove puoi andare in spiaggia la mattina e starci tutto il giorno fino al tramonto, quando la luce diventa cosi bella, sulla spiaggia, che non hai bisogno di nessun filtro. E passeggiare tra le vie del centro, la sera, con i negozi aperti e un gelato in mano o un sacchetto di focaccine.

Non è niente di strano, ma lì ti pare che sia meglio.

C’è Roma Imperiale al Forte; e nonostante un esercito di giardinieri abbia lo specifico compito di far sì che la vegetazione del giardino ti proibisca la vista della villa, c’è sempre un modo per sbirciare usando un gioco di traiettorie visive e soprattutto tantissima immaginazione. Se passi lo spartiacque dell’autostrada (e noi lo facevamo sempre, perchè la casa dei nonni era oltre) ti si apre il mondo dei residenti, quelli che la Versilia turistica ha ricacciato verso l’entroterra.

C’è Pietrasanta; piccola, elegante, vivace, forse (sicuramente) un po’ più’ vera e reale. A Pietrasanta, il mio papà prendeva la cecina che aveva la temperatura lavica, ma non potevi smettere di mangiarla.
Adesso non so se in quanto piccola Crimea, Forte dei Marmi sia ancora così. Ma io credo di sì: stesse cose, con uno Spatsiba aggiunto a penna di fianco a Danke.

Per leggere cose serie:
“Morte dei Marmi” di Fabio Genovesi (Laterza, 2012)
“La casa del Forte dei Marmi” di Antonio Giusti (LeLettere, 2002)
E visto che l’ho citato: “La Moda” di George Simmel.

ti è piaciuto quello che hai letto?

Condividilo

Ricevi i nostri racconti via email

* = campo richiesto!

Cosa ne pensi?

2 commenti

  • Rispondi settembre 18, 2015

    Nicola

    che articolo carino… i ricordi di un tempo che fu mi piacciono sempre. 🙂 Oggi è molto spatsiba e poco danke. 🙂

    • Rispondi settembre 23, 2015

      Giorgia

      Ciao Nicola, grazie per il commento! Ormai conoscere il russo è d’obbligo! ^^

E' nata qualche anno fa, in un bel giorno di giugno, all’orario giusto per un Martini dry. Premonizione? La prima volta che ha guardato dal finestrino di un aereo le è parso di aver sempre guardato le luci della città dall’alto. Dejà vu … o premonizione. (O manie di grandezza?) Viaggia per lavoro e per piacere, per mangiare e per amore.