La baia di Dakhla, il Sahara, l’Atlantico e le mie emozioni.

Sono decollato da pochi minuti dall’aeroporto di Dakhla, nella Regione di Oued Eddahab-Lagouira, con destinazione Parigi e poi casa. L’unico aereo in partenza era il mio e attraversando la pista avevo come la sensazione di essere in un “deserto nel deserto”. Ora sono qui in volo che scrivo queste parole e ogni tanto mi volto e guardando fuori dal finestrino osservo quella piccola linea, sottilissima, ora quasi impercettibile, che divide due mondi, il Sahara e l’Atlantico nel luogo chiamato la baia di Dakhla. A qualche migliaio di chilometri più in basso si toccano, quasi accarezzandosi l’un l’altro. È mezzogiorno e il sole nonostante non sia ancora iniziata la primavera comincia a surriscaldare l’aria e rende bianco il cielo che al mattino invece si presenta di un azzurro scintillante.

Baia di Dakhla, dove il Sahara incontra l’Atlantico

Ieri mattina ho avuto la fortuna di calpestare a piedi nudi questo confine. A bordo di una 4×4 il mio autista ha abbandonato l’asfaltata strada principale, un rettilineo che sembrava non finire mai, per entrare in una zona chiamata la Dune Blanche, il punto in cui il deserto sabbioso scivola letteralmente nell’oceano.
Come tutte le volte che sono arrivato su un confine geografico la mente ha iniziato a fantasticare su ciò che c’era alle mie spalle, in questo caso migliaia di chilometri del più celebre dei deserti del Pianeta, e quello che si presentava davanti ai miei occhi, l’oceano. Le orme dei miei passi hanno attraversato quelle di pneumatici e di dromedari e uccelli creando una strana mappa uomo-macchina-animali.
La mente passo dopo passo ha iniziato a svuotarsi di pensieri, in maniera abbastanza indipendente, una sorta di effetto da training autogeno naturale. Gli occhi bassi scorrevano lungo le forme geometriche che il lento ritirasi della marea aveva creato sul suolo, fino a quando non sono stati distratti da un gruppo di bianchi gabbiani che ha deciso di alzarsi in volo al mio avvicinarsi.
Più in là stagliarsi all’orizzonte ciò che dava il nome a quella zona, la Duna bianca, e oltre una sorta di altipiano, a completare il panorama. Le distanze nel deserto si fanno un concetto alquanto relativo. Nel mio errare senza meta ho perso, oltre a quello dello spazio, il senso del tempo, ma il sole me lo ha gentilmente ricordato con suo farsi sempre più rovente. Bandana in testa, ho deciso di immortalare questo momento e questo luogo con qualcosa che spero di poter bissare un giorno, un disegno nel deserto.
Dakhla Bay
Avevo letto che la baia di Dakhla era zona di migrazione di uccelli, e infatti ad un certo punto ho sentito uno sbattere d’ali lontano. Sopra la mia testa in perfetta formazione a V bianchi uccelli, di cui ignoro la specie, si stavano dirigendo verso chissà dove.
Tale era la magia del luogo che anche i segni di inciviltà (leggasi rifiuti) lasciati dal passaggio dell’uomo hanno assunto quasi un certo fascino, come fossero pitture rupestri post-moderne. O forse è il mio ottimismo misto alla mia innata immaginazione che me lo ha fatto credere. Una coppia di piatti in frantumi mi ha fatto sorridere pensando ad una scena di litigio coniugale in pieno deserto.
Ormai dal finestrino non si vede più nulla. Mancano ancora più di tre ore di volo, prima di arrivare a Parigi. Per ingannare l’attesa riprenderò la lettura del libro che mi sta accompagnando in queste settimane (anche qui nonostante le imponenti dimensioni del tomo, ben 669 pagine, non propriamente un tascabile!), il bellissimo Congo di David Van Reybrouck, un vero e proprio capolavoro di letteratura di viaggio.
Ciao Africa, non vedo già l’ora di tornare da te.

Info sulla baia di Dakhla:

La baia di Dakhla dista da Casablanca 1620 Km e da Marrakech 1400. Non ci sono voli diretti dall’Italia (il mio era un charter organizzato appositamente per questo tour), ma solo scali da Casablanca e Marrakech.

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8 commenti

  • Rispondi marzo 10, 2015

    Manuela

    Si percepisce l’emozione, le parole sono intrise di sensazioni ancora molto calde.
    Bellissimo post e super foto! *.*

    • Rispondi marzo 10, 2015

      Elisa e Luca

      Grazie Manu! Beh, tutto merito del Sahara, io ho fatto solo “click!” 😉

  • Rispondi marzo 10, 2015

    elena - wainomi

    Questo post mi ha fatto sognare! bellissimo e bellissima esperienza per non parlare delle foto! Ho visitato altre zone del Marocco ma non questa e devo dire che ne vale davvero la pena!
    Bravi

    • Rispondi marzo 10, 2015

      Elisa e Luca

      Grazie Elena. E’ una terra particolare, di confine, ma spiegherò meglio il concetto nel prossimo post…

  • Rispondi marzo 13, 2015

    Lucia

    Che meraviglia la natura…
    Credo esistano pochi luoghi al mondo particolari come questo, deve essere stata una fortuna vederlo!

    • Rispondi marzo 14, 2015

      Elisa e Luca

      Lucia è durata troppo poco, una vera e propria toccata e fuga, ma almeno posso dire di esserci stato!

  • Rispondi marzo 13, 2015

    2Giromondo

    Che meraviglia!! Le tue parole e le tue foto raccontano molto bene l’infinita bellezza della natura.. A quanto pare anche nel deserto non mancano i litigi coniugali XD!

    • Rispondi marzo 14, 2015

      Elisa e Luca

      Grazie mille! Ti immagini la scena di questi che litigano e della moglie che tira i piatti in testa al marito in pieno deserto? A volte la mia fantasia di fumettista gioca brutti scherzi! 😉

Moglie e marito, lei viaggia da sempre e lui non quanto avrebbe voluto, lei fotografava prima e lui lo fa adesso, lei scrive e lui disegna fumetti, lei recita e lui suona la chitarra, lei è laureata e lui autodidatta, lei ama le lingue e lui ascoltarla, a lei piace il design e a lui il R’n’R, lei ha gli occhi azzurri e lui due basettoni, lei ha detto di sì quando lui le ha chiesto di sposarlo dopo tre mesi in un ristorante turco a Berlino. Ah, dimenticavo, da due anni lei è mamma e lui papà.