Visitare Porto con gli occhi di chi ci vive

visitare Porto
Un nuovo mercoledì alle porte e un nuovo racconto scritto da voi.
Caro lettore di questo blog forse a volte ti chiedi come arrivano i racconti di altri lettori.
Bé a dire il vero ogni storia è a sé come quella di Flavia che ha scritto il racconto di oggi sulla città di Porto.
Flavia ama descriversi così: ho sempre amato viaggiare, vivo il viaggio come una storia, una narrativa. Mi sono iscritta alla facoltà di Lingue e Letterature straniere proprio per questo, perché rappresentava la combinazione perfetta per la mia sete di storie e di libri e gli strumenti per ascoltare queste storie da voci diverse, di lingue diverse e posti lontani. Ho studiato Inglese e Russo all’università, ma al liceo avevo già studiato Francese e Spagnolo.
Durante la triennale, a parte viaggetti un po’ dappertutto in Europa grazie alle tariffe low cost da squattrinati sono andata a San Pietroburgo per alcune settimane dove ho seguito un corso di lingua e ho vissuto con una famiglia. Lì mi sono innamorata delle sensazioni contrastanti che la città mi regalava, tra le descrizioni di Dostoevskij e Gogol’ che si respiravano ad ogni angolo, la luce fredda e accecante del sole che si riflette sul bianco e azzurro dei palazzi, il disagio della neve i primi di maggio e della dieta a base di patate, cavoli e barbabietole.

Dopo la laurea ho vissuto quasi un anno a Londra, dove lavoravo come cameriera, scrivevo recensioni di libri, mostre e locali per un blog e facevo uno stage come assistente editoriale per un magazine online di design e viaggi.

Nonostante l’esperienza mi abbia insegnato tantissimo e regalato grandi soddisfazioni, Londra è per me una città difficile. Pur essendo abituata a Milano, è una città troppo veloce e frenetica, dove sei investito dalle quantità incredibile di stimoli per fare e vedere cose ma non hai la possibilità di farlo a causa del ritmo che la tua vita prende, fra turni in ristoranti affollati e viaggi infiniti in autobus. Sentivo il bisogno di un ritmo più lento, di un clima più adatto ai miei geni calabri e dei piaceri semplici che ti danno un piatto di buon cibo o un espresso bevuto a un tavolino al sole.

Visitare Porto

Passi: ovvero un modo diverso di visitare Porto

Una serie di coincidenze mi ha portato a Porto, dove sono al secondo anno della laurea magistrale in Multimedia, insegno italiano, lavoro como receptionista in una guest house e traduco libri per bambini…ah e dove ho imparato a parlare e scrivere in Portoghese e a non spaventarmi quando l’Atlantico si arrabbia.

“La prospettiva Nevskij” uno dei più famosi racconti di Nikolaj Gogol’ inizia con la rappresentazione della vita di Pietroburgo attraverso la descrizione delle persone che si vedono passare lungo l’infinita via principale, la Prospettiva Nevskij durante una giornata qualsiasi. Spesso le descrizioni partono dai piedi, dal tipo di scarpe indossate, la velocità, l’energia e il ritmo dei passi.

Penso che sia una forma efficace di descrivere una città, raccontando indirettamente le storie delle persone che la abitano o la attraversano, per mezzo delle immagini sfuggenti delle loro scarpe che percorrono le strade, a volte da sole, a volte in mezzo a tante altre, con passi lenti e stanchi, di fretta, o con quel passo leggero ed entusiasta di quando si visita un posto nuovo.
Perché l’anima di una città sono le persone che ospita.

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Ho cercato di fare un ritratto della città che mi ospita, Porto, attraverso le individualità che si incontrano camminando lungo le sue viette ombrose, i ponti sul Douro investiti dal sole e dal vento atlantico e le piazze con le tipiche piastrelline bianche e nere che brillano nei giorni di pioggia.

Ho scoperto che il Mercato del Bolhao non sarebbe stato lo stesso senza quell’uomo solo e ben vestito che camminava per i banchi quasi deserti, le ripide stradine del centro non avrebbero la stessa atmosfera senza i passi rumorosi delle poche donne tanto coraggiose da provare ad arrampicarvisi a passo svelto coi tacchi alti, il ponte Don Luis I non sarebbe stato lo stesso senza quell’anziana donna che probabilmente camminava verso casa, l’unica, fra tanti turisti, a non soffermarsi sulla vista mozzafiato verso la foce e l’Oceano.

Porto è ognuna di queste persone, ciascuna di quelle scarpe, ognuno di quei passi sulla calçada.
Perciò se decidete di visitare questa cittadella sporta sull’Atlantico vi consiglio di farlo a piedi.
Provate a scendere alla Ribeira lungo le scalette che partono dal retro della Catedral da Sé invece che dalla via principale, camminate accanto ai pavoni lungo i viali dei giardini del Palàcio de Cristal.

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Se non soffrite di vertigini poi, potete assaporare il buon Porto delle cantine di Gaia attraversando il fiume lungo il Ponte Don Luìs I; oppure sedervi sul muretto lungo il Passeio das Virtudes al tramonto, lasciar dondolare i piedi giù dalla ringhiera e vedere il sole scendere esattamente lì, dove il Rio Douro diventa oceano mentre probabilmente una famiglia starà arrostendo sardine in un churrasco improvvisato alle vostre spalle.

Non dimenticate il caffè e Pastel de Nata al mattino e la Francesinha a pranzo, se invece volete stare più leggeri approfittate dei prezzi ridicoli del pesce sempre fresco e andate fino a Matosinhos dove l’aria è pervasa dal suono delle onde instancabili dell’Atlantico e dal profumo del pesce grigliato per strada.

Insomma, andate piano, come vivono qui, prendetevi il vostro tempo e assaporate Porto, la luce dei suoi tramonti infiniti, i silenzi irreali di alcune strade del centro e le grida dei venditori al mercato, imprimete nella memoria i sapori di una cucina semplice e genuina, e quell’ospitalità e calore umano simile a quello del Sud Italia seppur con una nota di Fado e malinconia propria di una città antica dell’estrema periferia d’Europa, che si è sempre sentita appartenere più a quell’Oceano infinito e sconosciuto che alla terra alle sue spalle.

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2 commenti

  • Bellissimo questo racconto! Adoro il Portogallo e capisco benissimo Flavia quando parla del bisogno di ritmi più lenti, del calore di quel paese magico. Spero di incontrarci presto da quelle parti 🙂

  • Bellissimo post, scritto in modo appassionato e delicato. Anche io non amo le città troppo caotiche e frenetiche perchè mi sento spaesata, quasi spersonalizzata.

Moglie e marito, lei viaggia da sempre e lui non quanto avrebbe voluto, lei fotografava prima e lui lo fa adesso, lei scrive e lui disegna fumetti, lei recita e lui suona la chitarra, lei è laureata e lui autodidatta, lei ama le lingue e lui ascoltarla, a lei piace il design e a lui il R’n’R, lei ha gli occhi azzurri e lui due basettoni, lei ha detto di sì quando lui le ha chiesto di sposarlo dopo tre mesi in un ristorante turco a Berlino. Ah, dimenticavo, da due anni lei è mamma e lui papà.