Cosa visitare in Molise la regione che non esiste

Ricordate dove si era interrotto il nostro viaggio in Molise? Poco distante dal lago di Castel San Vincenzo c’è l’abbazia benedettina di San Vincenzo al Volturno, la cui fondazione risalirebbe all’inizio dell’VIII secolo su un’area abitata già in età tardoromana come mostrano i resti di una chiesa e di un’area sepolcrale.

Il complesso divenne uno dei più grandi monasteri benedettini d’Europa arrivò ad ospitare fino a 350 monaci, con dieci chiese e terre in gran parte dell’Italia centro-meridionale, fino a quando i Saraceni lo attaccarono, saccheggiandolo e mettendolo a fuoco brutalmente.
Gli scavi, purtroppo non ancora ultimati per mancanza di fondi, mostrano alcune chiese, la cripta dell’abate Epifanio, il refettorio, il lavatorium, le cucine, il magazzino e le officine

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mentre sulla riva destra del Volturno c’è l’Abbazia nuova del XII sec. il cui unico punto di interesse è il “Portico dei Pellegrini”.

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Un’altra storia è quella raccontata attraverso divise, armi, reperti bellici, fotografie, documenti databili tra il 1870 e la fine della Seconda Guerra Mondiale raccolti nel Museo del Secondo Risorgimento d’Italia ad opera dell’Associazione 1943- 1944 a Rocchetta a Volturno.

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Questo museo, il secondo più grande per la tematica storico-militare dopo quello di Rovereto, ha trovato la sua collocazione ai piedi delle Mainarde dove le truppe hitleriane tracciarono la linea Gustav che tagliava in due l’Italia e dove l’esercito italiano trovò la forza di ricompattarsi creando il Corpo italiano di liberazione.

Passeggiare tra le sale espositive mi ha fatto profondamente riflettere che la mia generazione che non ha vissuto direttamente gli orrori della guerra dovrebbe impegnarsi maggiormente affinché anche alle altre generazioni, in ogni luogo della terra, sia data lo stessa opportunità.

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Percorrendo la strada provinciale in direzione Benevento, si giunge al suggestivo parco archeologico di Altilia, l’antica Saepinum romana, edificata nel I sec. a. C., dopo le guerre sannitiche, nel punto in cui si incrociano il tratturo Pescasseroli-Candela e l’asse viario che dal monte Matese scende verso la piana.

La città, che ebbe la massima espansione urbanistica durante l’età augustea, è protetta da alte mura con quattro porte monumentali che immettono su cardo e decumano principali.

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Lungo il decumano si allineano elementi tipici di un municipio di epoca municipale: le terme, il foro con la basilica augustea, il macellum, e il teatro.

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Il nostro viaggio alla scoperta del Molise, termina qui.

Spero vivamente che l’attenzione che abbiamo dedicato a uno dei luoghi più nascosti e autenticamente belli della nostra penisola sia servita ad aumentare il desiderio dei viaggiatori ad includerlo nei propri itinerari e sia servita alle amministrazioni locali per incrementare gli sforzi per valorizzare la regione far convergere i turisti più curiosi, affinché la regione che non esiste resti solo l’ironico punto di partenza di questa grande sfida culturale.

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3 commenti

  • Rispondi novembre 25, 2014

    goodnightandtravelwell

    Rientro in quella fascia di persone per le quali, effettivamente, il Molise “non esiste”. Questo post è pieno di spunti interessanti e mi ha fatto ricordare che ci sono luoghi incantevoli da visitare anche dove non ce li immaginiamo.

  • Rispondi dicembre 5, 2014

    Antonio

    Esatto e oltre a quelli ben menzionati nell’ottimo articolo ce ne sono altri, tantissimi… in particolare la natura, insieme a rocche e castelli, qui da noi nel Molise regna sovrana… date un’occhiata qui: https://www.youtube.com/channel/UCfIbmBQQixoN0UCoQxJQMlA?sub_confirmation=1

  • Rispondi luglio 19, 2016

    vittorio mastronardi

    Bellissimo articolo….mi permetto di consigliare di vistare l’Alto Molise con Agnone, Capracotta, Pescopennataro, Carovilli etc. etc..

classe 1982, per lei viaggiare è ascoltare la storia che i luoghi e le persone vogliono raccontarti e trovare immagini e parole per trasferire agli altri le emozioni che l’esperienza ha regalato. Pianifica ogni viaggio con la stessa premura con cui lavora salvo poi dimenticare gli appunti e le mappe da qualche parte e girovagare spinta dalla curiosità.