Cosa visitare in Epiro: Ioannina tra caffè ed antiche leggende

Ioannina, capoluogo dell’Epiro, regione a nord-ovest della Grecia.

Scoprire questa città in una giornata di nebbia ha qualcosa di mistico, perché camminare tra le strade della città vecchia delimitata dalla cinta muraria con gli antichi palazzi avvolti dalla foschia la rende un’esperienza unica.
Qui la dominazione turca è durata fino al 1915 e dove ora sorge il museo bizantino, in cima alla città, è possibile ammirare il lago che la costeggia. Ma non oggi. Tutto è grigio.

Sembra di vedere in lontananza il profilo di una barca. Ed ecco tornare alla memoria il ricordo della leggenda che ha come protagonista questo luogo. Risale ai tempi dell’impero ottomano. Alì Pascià, governatore ottomano della città e dell’Epiro, aveva moglie ed harem.

Tra le sue donne la preferita era una, e il suo nome era Frosini. La donna però era innamorata del figlio del pascià, il quale corrispondeva il sentimento. Accecato dalla gelosia il pascià decise con l’inganno di portare al largo del lago Frosini insieme ad altre donne e di ucciderla facendo affondare la barca su cui si trovavano.

Si dice allora che per alleviare o per meglio dire “addolcire” il dolore e la pena della donna affogata sul fondo del lago, ogni anno si debbano versare mille chili di zucchero.

Ioannina luogo di grandi battaglie, Ioannina luogo di passaggio di diverse culture, Ioannina luogo unico, come unico è il particolare dialetto che si parla esclusivamente all’interno della città antica e che risulta incomprensibile per gli altri abitanti.
Ai piedi delle mura è presente un piccolo santuario dalla cupola azzurra, che mi fa tornare alla mente un altro luogo della Grecia, Santorini, che sta lì ad indicare il punto in cui fu impiccato San Giorgio.

Ad ogni passo il fascino di questa città aumenta. Piccoli negozi e antiche botteghe si alternano ai lati della strada. Dietro a enormi taglieri posizionati al centro della stanza, corpulenti macellai attendono annoiati l’ingresso di un cliente. Sarti chini sulle loro macchine confezionano o riparano capi d’abbigliamento dietro a minuscole vetrine.

E poi ci sono loro. I protagonisti della tradizione greca: i bar. Per i greci sono luoghi dove il tempo è sospeso, dove caffè e sigarette sono i compagni fedeli. L’immancabile bicchiere d’acqua viene servito prima del caffè e dalle sue dimensioni (a volte quasi mezzo litro) si può capire la media di permanenza di un greco al tavolino.

Come sempre succede, quando una città mi affascina, abbandono la via principale per qualche stretta viuzza laterale. Rapito dalla curiosità m’infilo insieme ai miei compagni di viaggio in uno di questi bar. Lampade ricavate da barattoli di latta, un cesto pieno di bicchierini di liquore, il ritratto del buon vecchio Frank Zappa alla parete mi fanno capire che siamo nel posto giusto.

Ordiniamo un paio di caffè. La donna dietro al bancone ci chiede se lo vogliamo greco o americano, con aria decisamente imbarazzata. Noi naturalmente rispondiamo greco.

Comprendiamo lo stato d’animo della barista, quando realizziamo che alle nostre spalle, su un divanetto nascosto dietro ad un tavolino, quello che in seguito scopriremo essere il proprietario del locale, sta dormendo come un orso in letargo. La donna lo chiama e lui si sveglia, guardandoci con una faccia che è tutto un programma e bofonchiando un paio di parole tenendosi la testa tra le mani “Italiani? Mhhh… Too much alcohol yesterday night…”.

Ci sediamo al tavolino e attendiamo i caffè. Per diversi minuti. Incuriositi dalla tempistica di preparazione decisamente maggiore rispetto a quella italiana chiediamo quale sia la differenza tra un caffè greco e uno italiano.

La donna per l’ennesima volta chiama il proprietario, che ormai si è ripreso, o quasi. E allora l’uomo va dietro al bancone e ci mostra quella che è una vera e propria arte.

Prende uno scodellino, mette dentro caffè macinato, zucchero se uno lo desidera dolce e una tazzina di acqua. E poi via sul fuoco di un fornellino da campeggio (nella versione tradizionale si cucina sulla sabbia sotto la quale sono posizionate braci ardenti).

Con piccoli gesti ripetuti l’uomo versa il caffè nella tazzina fino a riempirla. Lo strato superiore è pieno di bollicine, il che significa che il caffè è stato preparato in maniera perfetta. E lo dice anche il gusto. Ci raccontano che in Grecia esistono donne che predicono il futuro “leggendo il caffè”.

Capovolgono la tazzina in cui è rimasto solo il fondo su un piattino, la lasciano riposare per mezz’ora e poi la rovesciano nuovamente e iniziano la lettura.
Prima di lasciare il bar l’uomo ci racconta che è un “famoso” attore e ci mostra orgoglioso sullo schermo del suo pc il video, in truculento stile horror, di un gruppo metal greco nel quale ha recitato. Una situazione surreale. Che io amo. Anzi, a pensarci bene, viaggio proprio per vivere momenti come questi.
ioannina epiro
Fuori Ioannina continua e di strada in strada muta pelle. Nella parte nuova è tutta un negozio e bar alla moda affollati da gente alla moda.
E, seppure rimanendo una bellissima città, un po’ la magia svanisce.
Allora non mi rimane che tornare sui miei passi alla ricerca di quelle botteghe e dei visi dei loro proprietari che sembrano raccontare, senza proferire parola, dei secoli che hanno reso la città vecchia di Ioannina un luogo davvero unico.

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1 commento

  • Rispondi novembre 21, 2014

    goodnightandtravelwell

    Devo essere sincera, in poche situazioni (sono ahimé un’inguaribile iper-timida) ho il coraggio di chiedere e fare domande ai locali… ma devo dire che le rare volte che l’ho fatto la cosa ha sempre ripagato. E direi che questo post è la dimostrazione che vale la pena farsi un po’ di coraggio e domandare 🙂 Insomma, caffè greco tutta la vita, in Grecia!

Moglie e marito, lei viaggia da sempre e lui non quanto avrebbe voluto, lei fotografava prima e lui lo fa adesso, lei scrive e lui disegna fumetti, lei recita e lui suona la chitarra, lei è laureata e lui autodidatta, lei ama le lingue e lui ascoltarla, a lei piace il design e a lui il R’n’R, lei ha gli occhi azzurri e lui due basettoni, lei ha detto di sì quando lui le ha chiesto di sposarlo dopo tre mesi in un ristorante turco a Berlino. Ah, dimenticavo, da due anni lei è mamma e lui papà.