Aziende di famiglia doc a Novara

Di ritorno dal blog tour mi è stato chiesto da più parti quali posti da visitare Novara? Oltre ad elencare i motivi per visitare Novara cito una cosa che mi è davvero rimasta impressa: la sorprendente visita a due realtà produttive che conservano ancora dei tratti bucolici quasi dimenticati…

In pieno centro storico cittadino è ubicata l’unica azienda attualmente superstite e dedita alla produzione del famoso biscotto di Novara. Entrare nel cortile del biscottificio Camporelli mi ha ricordato un po’ il film “Il mondo di Amelie”. L’avete visto? Bè l’atmosfera era un po’ quella! Un cortile interno ordinato e ovattato dal profumo di biscotti appena sfornati. Da un lato, il cortile resta protetto dal fornitissimo spaccio e per gli altri lati è circondato dalle stanze dell’azienda dove uomini e donne lavoravano affacciati verso l’area cortiliva! Una delle dieci aziende più storiche di Italia, dal 1852 di proprietà della stessa famiglia e ospite nelle stesse mure! Nell’epoca delle trasformazioni repentine e dei social media questa idea fa un po’ effetto, no?

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L’attuale proprietario ci ha permesso di visionare la produzione (e ovviamente di assaggiarla) e ci ha raccontato con enfasi la storia di quest’azienda che ormai vanta un regime di monopolio sul mercato. I suoi racconti trasudavano di passione e schiettezza, ascoltarlo era un po’ fare un viaggio nel tempio dell’autenticità. Profumi, sensazione di pace, dedizione al lavoro e semplicità sono gli ingredienti che hanno reso ancora più gustoso il biscottino di Novara.

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Diverso il contesto scenico incontrato all’Azienda agricola La Mondina Riso Buono: a Casalbeltrame,  in mezzo alla campagna novarese, in un antico casale aristocratico in parte ristrutturato e in parte ancora da sistemare, del tutto affrescato e con un’aia degna di un castello, la coppia di proprietari aristocratici si è da poco concessa il lusso di continuare l’attività di famiglia. Hanno appaltato a fidati collaboratori la produzione di riso Artemide e Carnaroli. Anche qui, quello che mi ha colpito è stata l’atmosfera serafica e pacata, le radici lontanissime di quest’attività, la bellezza del luogo e la dedizione con cui ci hanno accolto e raccontato le gesta di un prodotto che è molto di più di una materia prima alimentare.

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@touristtrade

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Queste due aziende (mi sembra proprio un nome per nulla attinente a quel che ho visto) apparentemente diverse, in realtà avevano molto in comune:

– l’eleganza e il gusto estetico dei luoghi che regalava grande dignità al lavoro che vi si svolgeva, oserei dire quasi leggerezza;

– la forza di portare avanti in modo artigianale e famigliare la tradizione della terra e della gente. La passione di un fare che va assolutamente oltre il business;

– la voglia di non fare dimenticare il nome della propria città e della propria storia;

– il rispetto per i lavoratori e il territorio;

– l’attenzione alla qualità di quel che viene prodotto.

Due esempi bellissimi di come possano essere interpretati il lavoro e la vita….e di come  possano coniugarsi tanti elementi convenzionalmente discordanti. Forti questi novaresi!

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2 commenti

  • Rispondi ottobre 20, 2014

    goodnightandtravelwell

    E pensare che Novara è pure vicina a casa e non ci sono mai stata! Queste due “aziende” sembrano proprio due posti interessanti… e il fornitissimo spaccio deve davvero valere una visita 😉

    • Rispondi ottobre 20, 2014

      Elisa e Luca

      siamo veramente contenti di esserti stati di aiuto!

Ho iniziato a 18 anni a viaggiare così, all'avventura con le mie amiche, senza programmi, alla scoperta dei posti e delle persone che animano con la loro cultura un territorio. Da pochi anni ho anche sperimentato il viaggio da sola: io, uno zaino e i miei desideri. E' un modo diverso di viaggiare: il viaggio lo fai soprattutto dentro di te e nei momenti della vita in cui hai bisogno di silenzio o di ritrovarti questo è un modo perfetto. Due anni fa poi ho scoperto il viaggio in bicicletta: borsone dietro al portapacchi e via in ciclabile: mi fermo quando trovo un posto che mi piace o se sono stanca. Non ho altri vincoli e sento il corpo che vibra sotto la fatica e nella brezza dell'aria sulla pelle. Per me è il modo migliore per assaporare la libertà e rispettare i propri ritmi naturali. Viaggio meno da quando ho i bimbi e se prima i miei viaggi duravano due o tre settimane, ora durano due o tre giorni, una settimana al massimo ma l'emozione dell'andare è sempre la stessa. La meta poco conta e anche la durata oggi ha un valore relativo per me. Quel che davvero è importante è il percorso e quello che riesco a interiorizzare mentre lo vivo, per tornare a casa ricca di esperienze e di emozioni. E col cuore infarcito di bellezza e speranze.