Old Fashion London

Dopo aver perso 10 anni a Mannheim a casa di una gemella, sono approdata a Londra a casa di un altro gemello. Gli ho rubato il letto, come ho sempre fatto: dopo 11 anni di amicizia ormai non so più come dirgli che, essendo 20 cm più bassa di lui, dormirei molto più comoda io su un divano. Inutile. Ci sono quelle cose che non cambi, devo solo sperare che prima o poi abbia una casa con due camere da letto.

Non amo Londra. Lo dico senza paura, benché molti siano in assoluto disaccordo.

Non amo Londra, ma apprezzo il suo parco proposte di cose da fare, capace di comprendere tutto e tutti.

Sono arrivata a Londra nella settimana della Love Box, in quella del tentativo di Guinness dei primati per il tetris umano (paghi il biglietto e ti danno il costume da forma del tetris) e del maggior numero di persone vestite da Sherlock Holmes; la settimana dell’uscita di Miss Saigon al teatro e Comics Unmasked.

Ho dovuto scegliere.

A Londra o ci vivi o devi scegliere e io ho scelto le mie due passioni primordiali: da una parte la pittura e Londra mi ha regalato un Malevich semivuoto al Tate.. pare che non siamo in molti ad essere estimatori del buon Kasimir e il suo suprematismo.

Dall’altra il motivo che mi ha portato a fare il mio lavoro. Le tabelle di excel con wholesale, retail e margini me l’avevano fatto dimenticare. Troppi numeri per parlare di abiti. Quelli fatti bene. I pezzi unici che non hanno nemmeno wholesale, retail e margine. Quelli che se te li puoi permettere ti chiami Elizabeth II e che tu ci stia bene o male il fotografo ti fotografa lo stesso… anche se non rispecchi l’immagine del locale dove sei.

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Saresti overdressed se ti mettessi un abito del genere praticamente ovunque, per noi comuni mortali. Sono quelli che io non so nemmeno se mi sentirei di toccare (no beh, ce la farei eccome), dopo che le mani mi si sono imbastardite dai poliesteri tecnici e dagli scarti di jersey. Mi potreste dire che ho Milano ad un’ora di treno da Lugano e avreste ragione, ma seguitemi, non è la stessa cosa: stiamo parlando di alta moda non di pret à porter.

Non mi importano gli stilisti, non sono mai stata una fan di nessuno stilista, sono fan della creazione di un abito in sé, soprattutto se per quella persona e per quell’occasione. Adesso sono per lo più abiti da sfilata che se vuoi puoi avere anche tu, basta che ti dicano il nome dello stilista (e il tuo conto te lo permetta). Ma le persone che hanno davvero fatto 20 bozzetti prima che ne venisse scelto uno, quelli che hanno rovistato in tutti i magazzini alla ricerca dei materiali perfetti, il modellista che ha reso ogni piega disegnata dalla mente possibile e i sarti che hanno reso quella piega realtà esattamente come era nel disegno?

dettaglio-dell'abito-da-sposa-di-Vittoria

A Kensigton Palace, oltre a visitare il palazzo che è superbo, c’è una mostra di abiti che le donne della Famiglia Reale Inglese hanno indossato nel corso dei secoli: quelli sono gli abiti di cui parlo. Gli abiti sono debitamente chiusi dentro delle teche per evitare che plebee manacce piene di dita li smanino, ma chiedetemi che voglia avrei avuto di andare a guardare che costruzione la sarta o il sarto avevano fatto per avere quella piega, che voglia avrei avuto di sentire quanto impalpabile era il pizzo… ho dovuto immaginare e non do loro nessun torto: la maggior parte degli abiti reali sono in colori chiari (è una fashion rule della Famiglia Reale!) e basterebbe mezza giornata di visitatori per avere l’abito ridotto ad un cencio.

dettaglio-abito-gala-Elisabetta-II

Gli abiti che non hanno potuto recuperare erano ricreati in carta(e quelli non erano dentro le teche): che bell’esercizio per gli studenti delle scuole di moda! Mi auguro si tengano molto caro il ricordo di quello che hanno fatto perchè con tutta probabilità non gli capiterà mai più di fare abiti del genere. Mi ha emozionata. Era davvero tanto che un abito non mi emozionava, avevo perso la speranza di emozionarmi ancora di fronte a quella che è a tutti gli effetti un’opera d’arte. Di questi abiti non si sa chi ha disegnato cosa, non si sa chi ha scelto il tessuto, né chi l’ha cucito, ma per me rappresentano tutti loro.

Non amo Londra, ma ha la capacità di darti sempre nel momento giusto quello di cui hai bisogno.

Dedico questo post a tutti i miei colleghi: ai designers che passano giorni a fare sketches di cui solo un paio diventeranno realtà; ai Product manager che cercano di bilanciare una collezione vendibile con quella che veramente li entusiasma; ai product developers che pur spezzandoglisi il cuore (ve lo giuro!), tolgono dettagli e ripiegano su una qualità minore perché “se no costa troppo”; ai modellisti che sono capaci di miracoli contro le legge di gravità e alle sarte e ai sarti, sia quelli che raccontandoti l’ultimo pettegolezzo ti trasformano una giacca in una gonna, sia quelli che stanno chiusi in silenzio in una stanza senza finestre a cucire ogni giorno lo stesso identico pezzo.

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E' nata qualche anno fa, in un bel giorno di giugno, all’orario giusto per un Martini dry. Premonizione? La prima volta che ha guardato dal finestrino di un aereo le è parso di aver sempre guardato le luci della città dall’alto. Dejà vu … o premonizione. (O manie di grandezza?) Viaggia per lavoro e per piacere, per mangiare e per amore.