Bidan, essere ostetrica a Bali

Buongiorno cari viaggiatori oggi vi parliamo di una persona speciale, Annalisa, un’ostetrica italiana che ci ha scritto la sua esperienza direttamente da Bali dove sta studiando per la sua tesi Universitaria. Siamo convinti che nulla nella vita avviene per caso e anche l’incontro con Annalisa ce lo conferma. Abbiamo conosciuto Annalisa poco dopo che è nato Manina, ci ha intervistati sulla nostra esperienza di nascita per la sua tesi. Le abbiamo parlato della nostra voglia di partorire in casa e della fine inattesa sfociata in un cesareo urgente , lei ci ha detto che partiva per Bali e noi le abbiamo detto che a Bali abbiamo lasciato un pezzo di cuore nell’ultimo viaggio in Asia prima della nascita di Manina. Sapevamo che a Bali molti bambini non recidono la placenta alla nascita ma aspettano che questa si stacchi naturalmente dal corpo, (tecnicamente lotus birth) che è ciò che anche noi abbiamo fatto con Manina. Potete quindi immaginare il nostro entusiasmo nel pubblicare il suo racconto. Buona lettura! 

Bali Ho scelto di partire nuovamente. E’ una delle mie passioni preferite. Questa volta i miei passi hanno raggiunto un piccolo villaggio di pescatori ubicato ad Est dell’isola di Bali, Amed. Mi trovo qui perché qui ho scelto di svolgere parte della mia tesi in Antropologia della Nascita. Sono arrivata tre mesi fa e nessuna delle persone che ora riempiono le mie giornate, sapeva chi fossi. Mi sono armata di sana e robusta pazienza, ho tessuto con cura nuovi legami. Ho cercato di introdurre me stessa entro i ritmi e le consuetudini sociali che organizzano la vita di una donna locale. Bisogna essere disposti a spogliare il proprio sé per incontrare davvero l’altro” e non sempre questa fine operazione è priva di difficoltà. Credo di esserci riuscita sufficientemente bene.

Dopo circa due settimane ho incontrato la prima Bidan. Nonostante il termine possa essere tradotto con l’italiano ostetrica, la sua attività lavorativa è ben diversa da quella che noi assoceremmo a tale figura professionale. Una Bidan ad Amed riveste il ruolo di promotrice della salute dell’intera cittadinanza, dai più piccoli ai più anziani, uomini e donne. A partire da una decina di anni fa il governo ha promosso la loro presenza in tutto il territorio nazionale ed esse hanno gradualmente sostituito i tradizionali sciamani ostetrici o dukun bayi (sciamano bambino) i quali potevano essere indistintamente maschi o femmine.  In vita ve ne è solo uno, si chiama Kaki e quando ho avuto l’onore di intervistarlo mi ha parlato per ore dei bambini che ha visto nascere, degli spiriti coi quali ha dovuto lottare per salvarli e delle erbe che aiutavano le madri a trovare il potere necessario a dare alla luce i loro bambini.

Grazie all’arrivo delle bidan tutti concordano sul fatto che ora il parto sia molto più sicuro, perché loro sanno come fermare le emorragie ed agire in caso di bisogno. Se non vi sono complicazioni durante la gravidanza le nascite avvengono in una stanzetta adiacente alla casa dell’ostetrica. In caso contrario le mamme vengono indirizzate nel più vicino ospedale, a circa 20 km. Vicino alla madre, durante tutto il travaglio, possono stare i suoi familiari, le è permesso di bere e mangiare ogni volta che vuole e la bidan non pratica alcuna visita interna limitandosi a massaggiare e tastare con le proprie mani il ventre della donna per assicurarsi che la posizione del bambino sia corretta. Qualche volta ascolta il battito del piccolo o della piccola e poi esce dalla stanza per farvi ritorno ad intervalli di circa un’ora per valutare la dilatazione raggiunta. Ad oggi ho assistito a diverse nascite e credo siano stati fra gli attimi più emozionanti della mia vita. Partecipare alla venuta nel mondo di una nuova vita mi ha fatto sfiorare il mistero dell’esistenza e la magia del nostro potere creativo.  Viaggiare avvicina lo spirito al battito della terra; poterlo fare attraverso questa mia esperienza rende questo mio percorso ancora più incredibile.

A Bali, ogni famiglia indù crede nel valore sacro della placenta. Considerata il fratellino o la sorellina del nuovo nato viene sepolta davanti a casa entro una noce di cocco. Ne si marca la posizione con una grossa pietra sotto alla quale viene posta una foglia di cactus per evitare che i demoni se ne impossessino. Giornalmente le vengono fatte offerte e si pensa che grazie alle cure prestate ad essa i bambini cresceranno forti e sani, con un buon attaccamento verso la loro madre e privi della sensazione, durante la loro vita, di aver perso una parte di sé. Se si tratta di una bambina la placenta, ari ari in indonesiano, viene sepolta al lato sinistro della casa, se invece si tratta di un bambino al lato destro dell’abitazione. Questa pratica culturale riflette l’enorme disparità dei generi che caratterizza la società patriarcale balinese. Le bambine quando si sposeranno lasceranno l’abitazione della loro famiglia per trasferirsi in quella del marito, cessando così di essere fonte di ricchezza e guadagno per il nucleo di origine. Anche per questo motivo non ricevono lo stesso trattamento dei maschi. Questi ultimi, invece, vengono ritenuti indispensabili al fine di un buon matrimonio al punto da far scegliere alle coppie di procreare sino a quando non ne mettono al mondo almeno uno. Tornando alla placenta; il lato sinistro viene culturalmente associato agli spiriti malvagi e alla sporcizia. Con la mano sinistra non è buon costume mangiare, né salutare le altre persone, con la mano sinistra ci si pulisce dopo essere andati in bagno. La sinistra è il lato scuro e sgradevole dell’esistenza. Curioso che proprio lì vengano sepolte le sorelline di ogni nuova nata.

Scoprire e studiare sono altre due mie grandi passioni che mi permettono di vivere continuando a farmi domande. Credo sia molto importante dare la possibilità al nostro io di non accontentarsi di ciò che sappiamo.

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1 commento

  • Rispondi maggio 11, 2014

    enza schillaci

    grazie annalisa anche da parte di chi non hai nè visto, nè aiutato a nascere, ma continui a generare energie vitali… ti vogliamo bene …. ci manchi

Moglie e marito, lei viaggia da sempre e lui non quanto avrebbe voluto, lei fotografava prima e lui lo fa adesso, lei scrive e lui disegna fumetti, lei recita e lui suona la chitarra, lei è laureata e lui autodidatta, lei ama le lingue e lui ascoltarla, a lei piace il design e a lui il R’n’R, lei ha gli occhi azzurri e lui due basettoni, lei ha detto di sì quando lui le ha chiesto di sposarlo dopo tre mesi in un ristorante turco a Berlino. Ah, dimenticavo, da due anni lei è mamma e lui papà.