Segreti ed accortezze per fotografare le persone che incontri in viaggio

Il mese scorso ti ho scritto qualche consiglio per fare ritratti alle persone che viaggiano con te. Avendo un ostacolo in meno (le conosci già!), ti puoi permettere di fotografarle più o meno quando vuoi sapendo come reagiranno…puoi anche dare qualche direttiva.

Questo mese invece ti voglio parlare di come fare i ritratti quando, davanti al tuo obiettivo non c’è una persona che conosci ma uno straniero, un “locale”.

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Photo Credits Dangermouse

Per prima cosa, prima di partire devi assolutamente fare ricerche su internet per scoprire quali tabù ci siano, rispetto alla fotografia, nel paese dove andrai.

Potresti scoprire come in Birmania sia estremamente maleducato fotografare una donna mentre si lava (ma l’uomo va bene), oppure che una donna incinta della tribù akha (presente in Cina e Tibet ma ci sono presenze anche più a sud) non va in nessun caso fotografata.

In Messico probabilmente non potrai fotografare l’interno di una chiesa perché potresti rubare l’anima ad un santo, stessa cosa per molti Indios che spesso di proteggeranno gli occhi vedendoti arrivare con una macchina fotografica.

In molte situazioni le persone del luogo invece non avranno problemi a farsi fotografare ma è comunque necessario sapere come comportarsi, per entrare in sintonia con loro.

Tornando alla Birmania, dirigere il proprio piede (alzandolo) verso qualcuno è segno di grande maleducazione, un occidentale probabilmente non ci penserebbe…ma che effetto farebbe sul tuo soggetto se poco prima tu gli avessi rivolto un piede? Si farebbe fotografare?

Sapere cosa è concesso e cosa è ritenuto volgare o maleducato dalla cultura locale ti sarà molto d’aiuto.

Il “come comportarsi” riguarda anche le questioni legali, soprattutto riguardo a donne e bambini oppure, in particolari paesi in cui esiste un regime politico “difficile”, riguarda praticamente tutto.

Se la tua destinazione è una di queste, fai una telefonata all’ambasciata o scrivi una mail ad una Onlus che opera in zona e chiedi consigli.

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Photo Credits Lady Moopan

Ci sono casi in cui i locali, consci del fatto di essere un importante attrazione per gli occidentali, aiutano il loro bilancio famigliare chiedendo una donazione in cambio di qualche foto. La scelta sta a te, il mio pensiero al riguardo è che questa cosa succede in tutto il mondo (a Roma non abbiamo i finti gladiatori al Colosseo?) e se posso portarmi a casa una bella foto con un soggetto collaborativo allora non ci vedo nulla di male.

Se invece sei tu che vuoi, di tua iniziativa, lasciare una donazione (capita di avere momenti molto empatici con i locali) allora devi porre la massima attenzione a come farlo. Un gesto troppo pubblico e plateale potrebbe dare un messaggio sbagliato: l’occidentale arriva e ha cosi tanto in più che può regalarcelo facilmente, il suo modello culturale è da imitare, oppure peggio, cosa studio/lavoro a fare se tanto arrivano i turisti e mi regalano quello che mi serve?

La cosa migliore è cercare, prima di partire, una Onlus che opera in zona, fargli visita e donare tramite loro.

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Photo Credits Elephant’s Fnark

Un ottimo modo per approcciare le persone è semplicemente dirgli “ciao“, ma nella loro lingua!

Pensa a quando uno straniero si sforza di salutarti in italiano, ti chiede con estrema fatica “per favore” e poi a gesti ti indica cosa deve fare o dove deve andare. A me fa molto piacere.

La tecnologia al giorno d’oggi ha enormemente facilitato questa cosa: a parte il fantastico traduttore di Google che se hai campo ti traduce in diretta quello che dici in italiano in una qualsiasi altra lingua, non è difficile trovare in internet i file audio con le poche parole che ti serviranno (ciao, per favore, grazie).

Ultimo consiglio: vai piano! Viaggia lentamente, altrimenti non riuscirai ad “entrare” nella cultura locale e non riuscirai ad entrare in contatto con le persone.

Non avere sempre il “fucile puntato”, lascia la macchina fotografica nella tasca, siediti, ascolta, annusa, rilassati. Meglio capire tutto di un luogo che vederne superficialmente cinque. Secondo me almeno!

Ciao, alla prossima,

Emi

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6 commenti

  • Rispondi novembre 29, 2013

    silviaji

    RT @leli_pat: Non vedevo l’ora di pubblicare questo post!
    Se anche a voi piace #fotografare la gente del posto quando… http://t.co/4oPx1…

  • Rispondi novembre 29, 2013

    Manuela

    Meraviglioso e molto molto utile, soprattutto per noi viaggiatori!

    • Rispondi novembre 29, 2013

      miprendoemiportovia

      Grazie Manu

      secondo me Emi con questo post si è superato ma io sono di parte 😉

  • Rispondi novembre 30, 2013

    stefy

    Ottimi consigli, spero di riuscire a metterli in atto! 🙂

    • Rispondi dicembre 1, 2013

      miprendoemiportovia

      Ciao Stefy

      siamo con te e se hai qualche dubbio torna a trovarci, Emi sarà felice di rispondere ai tuoi dubbi

  • Rispondi dicembre 13, 2013

    La Ste

    La Ste liked this on Facebook.

Più che un fotografo è un nomade, quando non è impegnato ad insegnare fotografia in uno dei suoi workshop o ad assecondare un cliente per un servizio fotografico, l'istinto lo porta a mollare tutto per esplorare mari e montagne. Da poco ha felicemente scoperto che suo figlio di 4 anni ha nel sangue la sua stessa irrequietezza e quindi partono in due con tenda, zaino e macchina fotografica.