Calabria: scoprire Cìvita e le Timpe

Pensando alla Calabria mi vengono in mente le vacanze estive con la mia famiglia, quando tutto il mio universo doveva entrare in una piccola valigia destinazione mare e tutte le fotografie avevano come cornice i colori che dal blu virano verso lo smeraldo dei paesi della costa. La montagna faceva da sfondo sonnacchioso al percorso dell’autostrada.

La scoperta di quest’estate, grazie al blog tour #wildcalabria, è stata che quelle montagne che avevo ignorato per anni fanno parte del parco nazionale più grande d’Italia con una catena montuosa che attraversa la Basilicata e la Calabria, congiungendo il mar Tirreno e lo Jonio.

Le timpe sono come alteri giganti che marcano il proprio spazio e preservano la propria identità (calcarea-dolomitica alcune  e vulcanica altre), le cui vette sono raggiungibili attraverso vecchie mulattiere o impegnativi sentieri che necessitano di qualche precauzione come ha scritto Nino Larocca per esser affrontati e goduti appieno.

#wildcalabria

Timpa di Sallorenzo

Quest’area isolata e aspra fu scenario negli anni antecedenti e successivi  all’Unità d’Italia di episodi di brigantaggio, in particolare modo la  timpa della Falconara ricca di grotte, era meta della banda di Antonio Franco che qui convergeva per organizzarsi a contrastare l’esercito sabaudo.

Un altro personaggio che ha reso celebre queste timpe è la attraente Marsilia, una Circe calabrese ammaliatrice di uomini, che la leggenda vuole dimorante in una irraggiungibile grotta a Spaccatura dei Barili dove custodisce la chioccia con i sette pulcini d’oro massiccio,  omaggio proprio del brigante Antonio Franco.

#wildcalabria

Gole alte – Spaccatura dei Barili

Incastonata tra i primi altipiani rocciosi del monte Pollino, fiancheggiata dal canyon del Raganello e alle spalle della piana di Sibari, sorge Civita rifugio di un gruppo di albanesi in fuga dalle persecuzioni dei turchi nel XV sec.

#wildcalabria

Dettaglio icona – Chiesa bizantina di Santa Maria Assunta

La parte più pittoresca di Çifti  è il rione Sant’Antonio dove le abitazioni sono addossate le une alle altre a rimarcare i vincoli sociali con il vicinato, e si possono apprezzare i comignoli, la cui unicità dipende dallo status del proprietario dell’abitazione e il cui scopo oltre a favorire il tiraggio del caminetto era, secondo la superstizione popolare, scacciare gli spiriti maligni. 

#wildcalabria

comignoli civita

Con un po’ di attenzione e fantasia girando tra i vicoli si riconosceranno le case Kodra che hanno le sembianze di un volto umano e sono così denominate per omaggiare il pittore post cubista albanese Ibrahim Kodra che le ritrasse in alcuni suoi quadri agli inizi degli anni ‘90.

#wildcalabria

case Kodra

L’anima arbëreschë diventa più tangibile nei riti della settimana Santa di origine bizantina, quando vengono celebrate le vallje, danze e canti antichi per esaltare la vittoria dell’eroe albanese Skanderberg dal giogo dei turchi, e nei falò di maggio quando bruciando il lentisco si commemora la venuta del popolo albanese a Civita.

Questo borgo annovera tra i suoi valori l’ospitalità che si declina in gastronomia di alto livello (carni di capretto e agnello, formaggi con le erbe del Pollino, salumi e prosciutti pregiati, pane e pasta sapientemente lavorati a mano), ricettività (durante il blogtrip ho soggiornato nei B&B ricchi di calore e stile La Magara  e Il Comignolo di Sofia) servizi per il turista (come il fuoristrada Raganello Tour  per raggiungere il cuore delle bellezze naturali del Pollino).

ospitalità civitese

Il luogo per me più suggestivo di Civita resterà il Ponte del Diavolo sospeso sull’ultima parte delle gole del Raganello. Costruito dai Romani,  era un’antica via commerciale tra Oriente e Occidente. La leggenda narra che i Civitesi stanchi di non riuscire a portare a termine l’opera si accordarono con il diavolo concedendogli come pegno la prima anima che avesse attraversato il viadotto. Gli scaltri cittadini, una volta edificato il ponte, beffarono il nemico facendo attraversare per primo un cane, e Lucifero furioso tirò un calcio alla costruzione lasciandone i segni.

#wildcalabria

ponte

La mia superstizione mi ha fatto fermare a metà dell’attraversamento, casomai gli venisse in mente di venire a reclamare la sua ricompensa proprio al giorno d’oggi…

Post scritto dalla tata collaboratrice Cristina Felice Civitillo

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classe 1982, per lei viaggiare è ascoltare la storia che i luoghi e le persone vogliono raccontarti e trovare immagini e parole per trasferire agli altri le emozioni che l’esperienza ha regalato. Pianifica ogni viaggio con la stessa premura con cui lavora salvo poi dimenticare gli appunti e le mappe da qualche parte e girovagare spinta dalla curiosità.