Volontariato in India: un viaggio indimenticabile

Dopo alcuni viaggi in India ho sentito il bisogno di fermarmi e “prendere” con la presunzione del “dare“.

Ho scelto Calcutta, città terribilmente caotica e affascinante. Ribattezzata nel 2001 Kolkata, l’agglomerato urbano conta circa 14,7 milioni di abitanti. Seppur spodestata nel 1931 dalla nuova capitale New Delhi, è rimasta al centro delle attività industriali e culturali del paese. Il traffico, gli ingorghi e l’inquinamento della ex Calcutta sono memorabili e la rete di tram, unica in India, non alleggerisce la situazione. La città di Kolkata deve il suo nome a Kalìghat (i gradini di Kalì) che accompagnano i fedeli nella discesa al fiume Gange. Non a caso la divinità protettrice di Calcutta è Kalì, terribile dea della distruzione e della morte.

India Per un breve periodo ho prestato attività di volontariato in uno dei centri fondato da Madre Teresa e oggi gestito dalle Missionarie delle Carità.

Non è necessario scrivere o chiamare prima di arrivare. E’ necessario registrarsi come volontario prima di poter iniziare a lavorare nei centri. Per fare questo, bisogna portare il passaporto a Shishu Bhavan, che si trova a 78 AJC Bose Road, alle 15.00 in punto, il lunedì, mercoledì e venerdì. Durante un piccolo colloquio conoscitivo viene deciso, in base alle esperienze di ognuno, in quale istituto prestare la propria attività.

Durante l’attesa vengono distribuiti fogli illustrativi dei comportamenti da tenere e non nei confronti della città, dei bambini, dei mendicanti e degli ospiti degli istituti. Ti ritrovi, così, a leggere di mantenere un atteggiamento duro di fronte a bambini che ti chiedono una bottiglia di plastica vuota in modo da non alimentare il loro sfruttamento o di non tenere in braccio i piccoli che vivono nei centri affinchè non si abituino a “coccole” che poi non avranno più da nessuno. È importante socializzare ma anche avere un rapporto distaccato e professionale, comportamenti che non siano motivo di spiacevoli equivoci.

volontariato in india

Danya Dan è la mia destinazione.

L’aria è densa, un misto tra odore di cibo e medicinali. C’è silenzio nonostante l’incessante movimento di persone. Lettini, lenzuola raccolte per essere cambiate, secchi d’acqua sparsi per la stanza…è il momento delle pulizie mattutine. Intorno a me colgo movimenti pieni di grazia di chi, con pazienza e amore, si prende costantemente cura dei bambini e delle bambine affetti da disabilità fisica e/o psichica. Nessuno mi dice cosa devo fare. Gli altri volontari e le sorelle si muovono con sicurezza. Seguo il loro lavoro. Entro in una camerata e una suora mi consegna in mano una scopa di paglia indicandomi con la testa il punto da cui partire per pulire per terra. Ho capito: si fa quello di cui c’è bisogno.

Mi sento osservata. Sono i piccoli occhi di chi, ancora a letto, aspetta di essere portato in salone per passare la mattinata tra giochi e intrattenimento.

Joseph mi colpisce subito. I suoi occhi sorridono pieni di dolcezza e mi sento rassicurata da quello sguardo che sembra dire “stai andando bene“. A metà mattina tutti i bambini vengono portati in salone per stare insieme. Joseph non ha la minima padronanza del proprio corpo, riesce a fatica a mantenere la testa alzata ma mi guarda, sorride e ci riprova insieme a me. Mi sento di aver già infranto uno dei consigli che mi hanno dato al momento dell’iscrizione…

E’ difficile mantenere un certo distacco, è difficile non pensare di voler aiutare tutti, è difficile non farsi coinvolgere e stravolgere, è impossibile non annegare nello sguardo di Joseph.

Una giornalista freelance conosciuta proprio a Kolkata al suo ritorno ha scritto: “E’ così importante sapere il perchè si decida di donare amore, il perchè si abbia voglia di aiutare gli altri, il perchè si destini la propria vita agli altri? L’importante non è semplicemente fare? A Radha, mentre le accarezzo il suo viso bruciato dall’acido, non interessa il motivo per cui lo sto facendo, a lei interessa che io sia lì. Il perchè interessa a chi dona, non a chi riceve“.

E’ facile amare dove la povertà è così grande. E’ facile amare a Calcutta. 

Come disse Madre Teresa: “Potrai trovare Kolkata in tutto il mondo se hai gli occhi per vedere“.

volontariato in India

P.S. Non ho scattato fotografie negli istituti quindi ho poco materiale fotografico. E’ tutto nel cuore 🙂

Post scritto dalla “tata collaboratrice” Rossana Gambardella

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6 commenti

  • Rispondi agosto 25, 2013

    miprendoemiportovia

    Ciao Rossella ci è arrivata una mail da Rosa che ti incoltriamo visto che lei non riesce a postare il commento:
    intato ti/vi faccio davvero i miei più vivi compliementi per il blog. Ogni racconto ha sapori e colori diversi.

    Chiedevo , se è possibile, qualche informazione in più sulla tua esperienza di volontariato in India.

  • Rispondi aprile 5, 2014

    Beatrice Casella

    Ciao Rossella!

    Complimenti per il blog!! Volevo avere maggiori informazioni sul tuo viaggio in India, soprattutto per quanto riguardo il volontariato a Calcutta!

    Ti ringrazio in anticipo, Beatrice

  • Rispondi aprile 7, 2014

    Rossana

    Ciao Beatrice, mi farebbe molto piacere rispondere alle tue domande. Hai delle informazioni che vorresti sapere in modo particolare? Tipo…dove alloggiare, scansione della giornata lavorativa, spostamenti o altro?
    A presto 🙂
    Rossana

  • Rispondi agosto 11, 2014

    Riccardo

    Ciao,vorrei sapere se è sempre valido l’indirizzo dove portare il passaporto,grazie complimenti per il blog.

    • Rispondi agosto 11, 2014

      Elisa e Luca

      Ciao Riccardo!

      A quale indirizzo ti riferisci? Non è relativo a questo post vero?
      Ci serve questa info per poterti aiutare
      grazie

  • Rispondi aprile 9, 2016

    Maria luisa bottani

    Molto commovente

Moglie e marito, lei viaggia da sempre e lui non quanto avrebbe voluto, lei fotografava prima e lui lo fa adesso, lei scrive e lui disegna fumetti, lei recita e lui suona la chitarra, lei è laureata e lui autodidatta, lei ama le lingue e lui ascoltarla, a lei piace il design e a lui il R’n’R, lei ha gli occhi azzurri e lui due basettoni, lei ha detto di sì quando lui le ha chiesto di sposarlo dopo tre mesi in un ristorante turco a Berlino. Ah, dimenticavo, da due anni lei è mamma e lui papà.