Viaggio in Birmania fai da te

A volte tramite internet e i social network si fanno piacevoli incontri. Come quello che è capitato a noi con Rossana. Un giorno in twitter si dialogava di Birmania e le abbiamo proposto di scrivere un post sulla sua esperienza  per il consueto appuntamento del mercoledì con gli special guest. Il risultato è questo articolo appassionato che ci fa volare con la fantasia in un Paese che è da tanto tempo che vorremmo visitare ma che fin’ora abbiamo sempre, per scelta, boicottato. 

viaggio in Birmania fai da te

La decisione di andare in Myanmar è stata preceduta da una riflessione relativa al boicottaggio del turismo in un paese in cui il regime militare comanda con il pugno di ferro. La mia soluzione è quella di partire in modo autonomo con l’intento di usufruire dei servizi locali per cercare di ridurre al minimo il finanziamento del regime. Arrivato il momento dell’imbarco per Yangon le sensazioni più forti sono curiosità, voglia di toccare con mano e una sana agitazione relativa ai comportamenti da adottare con i locali: non sollevare questioni di carattere politico, non regalare libri o giornali, non chiedere notizie della leader birmana, essere prudenti a ciò che si dice per telefono o via e-mail.

viaggio in Birmania fai da te Sono a Yangon. All’aeroporto mi aspetto di trovare una folla di tassisti disposti a litigare tra loro per accaparrarsi una corsa e invece tutto è calmo. A differenza di ogni altro paese asiatico visitato, non ci sono motorini in giro per la città. Il traffico è lento, il caldo avvolgente e la stanchezza del viaggio inizia a farsi sentire ma il desiderio di scoperta è così forte che, lasciato lo zaino in stanza, mi dirigo verso la Swedagon Paya. Kipling la descrisse come “un mistero dorato, una luccicante meraviglia che arde nel sole”. Io la descrivo come un luogo magico in cui il tempo si ferma. Mi siedo e osservo la vita intorno a me: devoit, monaci, preghiere, riti, visitatori. Qualcuno si avvicina spinto dalla curiosità di avere informazioni riguardo il mio paese d’origine.

A volte tramite internet e i social network si fanno piacevoli incontri. Come quello che è capitato a noi con Rossana. Un giorno in twitter si dialogava di Birmania e le abbiamo proposto di scrivere un post sulla sua esperienza  per il consueto appuntamento del mercoledì con gli special guest. Il risultato è questo articolo appassionato che ci fa volare con la fantasia in un Paese che è da tanto tempo che vorremmo visitare ma che fin'ora abbiamo sempre, per scelta, boicottato. Tengo sempre a mente che in Myanmar non si possono fare domande liberamente per non mettere in pericolo il mio interlocutore ma le occasioni per capire qualcosa arrivano. A Mandalay, capitale dell’ultimo Regno di Birmania conosciuta come metropoli del Buddhismo, incontro Tin Tin, una ragazza di origini indiane che mi accompagna alla scoperta della città e dei suoi dintorni. Parliamo tanto ma io non tocco nessun argomento di quelli “proibiti”. Arriviamo al monastero Maha Aungmye Bonzan situato nei pressi di Inwa. E’ una struttura semplice costruita in mattoni e stucco ma mi colpisce per il senso di intimità che subito mi coinvolge in un gioco di luci e ombre ma, soprattutto, perché siamo in pochi a spingerci fino a qui. Tin Tin parla sottovoce e, guardandosi intorno per assicurarsi di non essere sentita da nessuno, mi rivela qualcosa di importante: “Here everyone loves Aung San Suu Kyi”.

A volte tramite internet e i social network si fanno piacevoli incontri. Come quello che è capitato a noi con Rossana. Un giorno in twitter si dialogava di Birmania e le abbiamo proposto di scrivere un post sulla sua esperienza  per il consueto appuntamento del mercoledì con gli special guest. Il risultato è questo articolo appassionato che ci fa volare con la fantasia in un Paese che è da tanto tempo che vorremmo visitare ma che fin'ora abbiamo sempre, per scelta, boicottato. Tutti gli spostamenti li effettuo usando i mezzi locali: bus, treni e barche. Ciò richiede un po’ di tempo in più perché le distanze sono lunghe e le strade non sempre asfaltate ma gli incontri che si fanno viaggiando con i locali permettono di osservare scorci di vita vera. Dopo un’iniziale curiosità sospetta (che esprimono guardandoti con espressioni serie) lasciano posto a sorrisi illuminanti e voglia di interagire nonostante molti non parlino l’inglese.

A volte tramite internet e i social network si fanno piacevoli incontri. Come quello che è capitato a noi con Rossana. Un giorno in twitter si dialogava di Birmania e le abbiamo proposto di scrivere un post sulla sua esperienza  per il consueto appuntamento del mercoledì con gli special guest. Il risultato è questo articolo appassionato che ci fa volare con la fantasia in un Paese che è da tanto tempo che vorremmo visitare ma che fin'ora abbiamo sempre, per scelta, boicottato. E’ comunque una modalità molto rispettosa e per niente invasiva, caratterizzata da discrezione e osservazione. Mi trovo su un piccolo traghetto stracolmo di persone, quasi non è possibile camminare e qualcuno mi fa notare che il mio zaino è aperto mimandomi di chiuderlo: da questo punto in poi ho davvero la certezza del fatto di essere circondata da persone miti, semplici e genuine. Mi chiedo, però, quanto il regime militare influenzi la loro vita, la loro indole e i loro comportamenti. Raggiungo l’immensa pianura di Bagan che si estende per 42 km e si trova a 190 km a sud di Mandalay. Le sagome di centinaia di templi collegati tra loro da una vasta rete di piste e sentieri percorribili in bicicletta affiorano eleganti e leggere in tutto il loro splendore. Dall’alto del tempio di Ananda è possibile ammirare il tramonto. Per usare le parole di Terzani: “E’ come se qualche magia avesse fermato questa valle nell’attimo passato della sua grandezza”.

A volte tramite internet e i social network si fanno piacevoli incontri. Come quello che è capitato a noi con Rossana. Un giorno in twitter si dialogava di Birmania e le abbiamo proposto di scrivere un post sulla sua esperienza  per il consueto appuntamento del mercoledì con gli special guest. Il risultato è questo articolo appassionato che ci fa volare con la fantasia in un Paese che è da tanto tempo che vorremmo visitare ma che fin'ora abbiamo sempre, per scelta, boicottato.

Un altro posto che sprigiona lo stesso incanto si trova nel Myanmar sud-orientale che, oltre a ospitare la famosa Golden Rock (a KYaiktiyo) vanta le meraviglie di un paesaggio poco battuto dal turismo perché al confine con zone vietate all’ingresso di stranieri. Si tratta di Gaungse Kyun, la cosiddetta Shampoo Island. Questo pittoresco isolotto situato alla periferia di Mawlamyine (che si raggiunge in treno passando per una rete ferroviaria più elevata che abbia mai visto) deve il proprio nome al fatto che durante il periodo Ava, da una sorgente veniva prelevata l’acqua usata per la cerimonia di lavaggio dei capelli del re. L’atmosfera pacifica di questo luogo non l’ho incontrata in nessun altro posto.

A volte tramite internet e i social network si fanno piacevoli incontri. Come quello che è capitato a noi con Rossana. Un giorno in twitter si dialogava di Birmania e le abbiamo proposto di scrivere un post sulla sua esperienza  per il consueto appuntamento del mercoledì con gli special guest. Il risultato è questo articolo appassionato che ci fa volare con la fantasia in un Paese che è da tanto tempo che vorremmo visitare ma che fin'ora abbiamo sempre, per scelta, boicottato. Quando meno te lo aspetti, in una qualsiasi parte del mondo, arriva il momento perfetto in cui ti sembra di essere completamente appagato, di non desiderare altro che di essere lì e poi…accada quel che deve accadere. Durante gli ultimi due giorni a Yangon vengo assalita da febbre alta e forti dolori alle articolazioni che permangono fino al mio rientro in Italia. Ho contratto la dengue, la cosiddetta “influenza spaccaossa”. Oggi, a distanza di tre anni, identifico ancora la zona della gamba che la zanzara ha trovato appetibile a causa di una piccola macchia violacea che non è ancora andata via. Credo che quando si decida di fare un viaggio si accettino, di conseguenza, le possibilità di incontrare difficoltà e accidenti. Questi, una volta superati, alimentano il mio desiderio di scoperta…non lo scalfiscono.

 

 

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7 commenti

  • Rispondi giugno 12, 2013

    Amisaba

    Rossana, ho appena finito di leggere il tuo post e mi sono accorta di essermi estraniata durante la lettura; che bella sensazione! È stato come ritrovarmi all’improvviso nei posti da te descritti annullando il rumore del traffico intorno a me ( sto tornando a casa dal lavoro ).

  • Rispondi giugno 12, 2013

    Rossana

    Il tuo commento è davvero prezioso. Grazie 🙂

  • Rispondi giugno 13, 2013

    Rossana

    Che bello leggere il tuo commento, grazie Amisaba. Davvero.

  • Rispondi luglio 21, 2014

    Elizabeth

    Bellissimo racconto…sai devo andare in birmania questo inverno e il tuo racconto mi ha invogliato ancora di piu’…grazie!

    • Rispondi luglio 22, 2014

      Elisa e Luca

      Che bella la Birmania anche io spero di andare…prima o poi. Hai visto il film “Tha lady”? Elisa

  • Rispondi luglio 22, 2014

    luca

    Andate in Birmania. Adesso.
    L’ aumento del turismo rafforza il processo di democratizzazione e la posizione della Lady , liberata da pochi anni e tornata in parlamento. E’ vero che il regime controlla la maggior parte dei sevizi turistici , ed è vero che si trovano donne e adolescenti a mezzogiorno a spaccare pietre con la mazze , per adeguare i fondi stradali. Ma l’ apertura al mondo esterno porterà ad un confronto e , alla fine a delle scelte. Secondo me positive , per i Birmani.
    Un dialogo aperto e sincero è un buon rimedio contro la rassegnazione.

    • Rispondi luglio 23, 2014

      Elisa e Luca

      per noi, Elisa e Luca, l’unico problema per la Birmania è che le condizioni sanitarie del Paese non consentono di portare Manina 🙁

Moglie e marito, lei viaggia da sempre e lui non quanto avrebbe voluto, lei fotografava prima e lui lo fa adesso, lei scrive e lui disegna fumetti, lei recita e lui suona la chitarra, lei è laureata e lui autodidatta, lei ama le lingue e lui ascoltarla, a lei piace il design e a lui il R’n’R, lei ha gli occhi azzurri e lui due basettoni, lei ha detto di sì quando lui le ha chiesto di sposarlo dopo tre mesi in un ristorante turco a Berlino. Ah, dimenticavo, da due anni lei è mamma e lui papà.