Visitare Palermo: immergersi fra i suq arabi

Buongiorno a tutti cari lettori, lo special guest di oggi è Francesco che ci porta a conoscere un pezzo della sua amata regione, la Sicilia.

mercato ballaro palermo

Chi per la prima volta visita Palermo può provare per un attimo la sensazione di sentirsi come travolti da un tornado, come se uno straordinario magnetismo ti attirasse con una forza oscura e arcana ad essa ed allo stesso tempo una sorta di timore reverenziale ti facesse indietreggiare.

Palermo è così: si ama e si odia, e non alternativamente

Una città dalla storia tanto affascinante quanto misteriosa, tremila anni di guerre, dominazioni, leggende, miracoli, misteri, commistioni di culture, arti e architetture, di lingue e linguaggi, di fisionomie e di cucina.
Palermo è tutto questo ed altro ancora, la ami e la odi. Si, la odi per lo stesso motivo per cui a scuola, da piccoli, spesso i genitori si sentivano dire dagli insegnanti la più classica delle tiritere: è bravo, ma si impegna poco, potrebbe fare molto ma molto di più.
Palermo ha molte “anime” e molti “cuori”, c’è un luogo, in realtà tre luoghi, in cui è possibile assaporare, letteralmente, l’anima più dolce e il cuore più orientale della città: i 3 mercati storici di Palermo.

Si tratta del Ballarò, della Vucciria e del Capo, luoghi che non hanno subito il trascorrere del tempo e sono saldamente rimasti ancorati alle loro radici arabe, sia come colori, come odori, come tradizioni, come modus operandi.

Ballaro Palermo

Ballarò

Il più antico dei tre è il Ballarò, nome guarda caso di origine araba che deriva da Bahlara, villaggio di mercanti arabi ai piedi di Monreale.
Qui è possibile incontrare personaggi assolutamente unici ed irripetibili, ed assistere ad usanze davvero pittoresche, è qui, ad esempio, che ancora ha luogo la “riffa”: un uomo del quartiere vende in un angolo dei biglietti numerati, ed a conclusione della vendita, il “putiaro” (negoziante) prescelto procede con l’estrazione dei numeri vincenti, che si aggiudicheranno premi “alimentari”.
Ad animare la vendita sono le “abbanniate”, ovvero le urla dei putiari che mettono in mostra tutta la loro mercanzia: dal “vruccularo” (venditore di broccoli) al “virdumaro” (di verdure), l’”alivaro” per le olive e il “carnezziere” per la carne. Ma i personaggi veramente simpatici giungono nel fine settimana, quando insieme alla vendita, vi è l’assaggio dei prodotti tipici dello street food. E così fanno la loro comparsa il “Quarumaro”, che vende appunto la “quarume”, interiora di vitello bollite in un gustosissimo brodo vegetale, lo “Stigghiolaro”, che vende “stigghiole”, ovvero budella di capretto alla brace, che diffondono un profumo talmente inebriante da far superare l’impressione della vista; e ancora il “Mevusaro”, che vende il tipico pane con la milza, il “Panellaro” con i suoi “cazzilli” (Panelle e crocché).

mercato ballaro palermo

Espressione di Palermo e della Palermitanità

Sembrano tutti personaggi d’altri tempi venuti fuori da cartoni animati o da romanzi di Luigi Natoli, forse proprio eredi di quel Conte di Cagliostro che proprio Natoli rese celebre nel suo romanzo. Di fatto, Giuseppe Balsamo, Conte di Cagliostro, nacqua proprio qui, al Ballarò di Palermo: massone, truffatore, alchimista, girò tutte le più grandi corti d’Europa grazie al suo fascino magnetico e mistico, alla sua dialettica e alle sue abilità camaleontiche. Il più tipico dei figli di Palermo.
Ma il Ballarò, in quanto espressione di Palermo e della “palermitanità”, non si limita ad essere un circo arlecchinesco di giullari e cantastorie; basta andare un attimo oltre, addentrarsi nel quartiere, per poter ammirare straordinari esempi di architetture barocche, rococò, sfavillanti chiese con cupole maiolicate, putti dei maestri serpottiani e affreschi di pregiatissima fattura. Da San Francesco Saverio, chiesa con la particolare pianta ellittica, alla chiesa del Gesù o Casa Professa: qui gli occhi stentano a distinguere la realtà dalla più folle fantasia artistica e architettonica; la semplicità della facciata fa da contrasto all’impressionante sfarzo dell’interno, in cui ogni centimetro, ogni angolo, è decorato con sculture, ricami, marmi mischi, l’esempio più grandioso dell’arte barocca palermitana seicentesca e settecentesca.
Ed è qui che passa l’odio, è qui che passa tutto, ed è qui che Palermo, puoi soltanto amarla.

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Moglie e marito, lei viaggia da sempre e lui non quanto avrebbe voluto, lei fotografava prima e lui lo fa adesso, lei scrive e lui disegna fumetti, lei recita e lui suona la chitarra, lei è laureata e lui autodidatta, lei ama le lingue e lui ascoltarla, a lei piace il design e a lui il R’n’R, lei ha gli occhi azzurri e lui due basettoni, lei ha detto di sì quando lui le ha chiesto di sposarlo dopo tre mesi in un ristorante turco a Berlino. Ah, dimenticavo, da due anni lei è mamma e lui papà.