Nel cuore della Toscana: le miniere dell’Amiata

Nel nostro ultimo viaggio abbiamo scoperto una faccia della Toscana di cui ignoravamo l’esistenza. Una faccia nascosta e buia. Una faccia che sa di polvere, sudore e storia. E’ la miniera di mercurio di Abbadia San Salvatore.

In compagnia della nostra guida, un simpaticissimo ottantenne ex-minatore che per più di vent’anni ha lavorato nella Galleria Garibaldi a 400m di profondità, abbiamo compiuto una lunga ed affascinate visita attraverso i corridoi del museo.
Le pareti piene di foto in bianco e nero, martelli pneumatici, maschere antigas e le teche di minerali e detonatori raccontavano l’evoluzione delle tecniche estrattive, dal 1847, anno della fondazione, al 1982, anno della chiusura definitiva degli impianti.
“Abbiam fatto lunghe lotte per migliorare le condizioni di lavoro, rinunciando ad offerte economiche per non farle…” ha detto la nostra guida con occhi fieri di chi quelle battaglie le ha affrontate in prima linea. A volte capitavano anche incidenti. “Una volta m’è successo che ero sull’ascensore della miniera e dovevo andar su, e il macchinista in superficie ha mal interpretato il segnale e, pensando che nell’ascensore vi fossero solo pietre, mi ha fatto schizzare fino in cima alla massima velocità. Beh, mi sono aggrappato con tutte le forze e ho avuto talmente tanta fifa che nel didietro non mi ci si sarebbe infilato nemmeno uno spillino!”
Siamo giunti infine all’ingresso della miniera dove si sono dati il cambio le guide.
A bordo di un trenino, siamo entrati nel sottosuolo attraverso la prima galleria, quella a 25m di profondità.
Il rumore assordante dei macchinari si era spento ormai da decenni, e il calore e l’umidità soffocanti delle gallerie più profonde  fortunatamente non arrivavano fino a noi. Essere là sotto, però, tra pareti di roccia scavate da mani umane e sorrette da “quadri” di legno, rendeva perfettamente l’idea angosciante di quello che doveva essere lavorare per 8/10h lontani dalla luce del sole e dal resto del mondo “normale”. Molti minatori, a causa del rumore, subivano danni permanenti all’udito ma “…date le condizioni estreme, sviluppavano gli altri sensi e imparavano a conoscere le reazione degli animali del sottosuolo che anticipavano possibili pericoli, come allagamenti, fughe di gas o terremoti…” ci ha raccontato la nostra nuova guida.
La miniera era un luogo duro ed ostile, dove “…un giorno potevi portare un compagno morto al camposanto e il giorno dopo lavoravi nello stesso punto in cui lui aveva perso la vita…”. Ma era anche un vero e proprio orgoglio cittadino che ha reso possibile lo sviluppo del paese, e quando le spietate regole del commercio ne hanno decretato la fine è stato un vero e proprio lutto per tutti i cittadini di Abbadia San Salvatore.

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3 commenti

  • Rispondi novembre 9, 2012

    Amisaba

    Che espeienza singolare che avete fatto.

Moglie e marito, lei viaggia da sempre e lui non quanto avrebbe voluto, lei fotografava prima e lui lo fa adesso, lei scrive e lui disegna fumetti, lei recita e lui suona la chitarra, lei è laureata e lui autodidatta, lei ama le lingue e lui ascoltarla, a lei piace il design e a lui il R’n’R, lei ha gli occhi azzurri e lui due basettoni, lei ha detto di sì quando lui le ha chiesto di sposarlo dopo tre mesi in un ristorante turco a Berlino. Ah, dimenticavo, da due anni lei è mamma e lui papà.