Personali consigli di viaggio e apprendimenti dal #balilovetour

1. Evita i musei. I musei sono importanti, ma quando ci si trova in una città straniera è più interessante scoprire il presente che andare a caccia del passato.
2. Vai nei bar. Sono i posti dove la vita delle città si manifesta, dove la gente va a prendere il caffè, a parlare del tempo e a discutere con gli amici.
3. Cerca di essere aperto. La guida migliore è qualcuno del posto, che conosce bene la sua città, ne è orgoglioso, e non lavora per un’agenzia di viaggi.
4. Cerca di viaggiare da solo o con il tuo partner. Evita i tour organizzati.
5. Non fare confronti. Prezzi, igiene, mezzi di trasporto: non confrontare niente. Non viaggi per dimostrare a qualcuno che la tua vita è migliore di quella degli altri.
6. Tutti ti capiscono. Anche se non parli la lingua del posto, non aver paura.
7. Non comprare troppo. Spendi i tuoi soldi per cose che non devono essere trasportate: biglietti per uno spettacolo, ristoranti, spostamenti.
8. Non cercare di vedere il mondo in un mese. È meglio restare in una città per cinque giorni che visitare cinque città in una settimana.
9. Un viaggio è un’avventura. Henry Miller diceva che è più importante scoprire una chiesa di cui nessuno ha mai sentito parlare che sentirsi obbligati a visitare la Cappella Sistina con altre duecentomila persone.

Questi sono i consigli di viaggio dello scrittore brasiliano Paulo Coelho. Ma ognuno ha i suoi e Internazionale nel numero che ci ha accompagnato nel nostro #balilovetour (qui, se te li sei pers* puoi leggere tutti i post scritti durante il viaggio) invita ognuno di noi ad esprimere i propri. Noi li abbiamo presi quasi come una Bibbia da seguire passo a passo, abbiamo fatto fatica ad applicare il numero 1 l’unico col quale non ci troviamo completamente d’accordo; abbiamo tradotto la parola bar del secondo punto in “vai per strada agli incroci o nei piccoli negozietti” perchè è lì che la gente di Bali si incontra, a Bali e Lombok i bar ci sono ma sono roba solo per turisti; abbiamo incontrato e interagito con i locali che senza nemmano saperlo sono diventati la nostra guida dandoci utili consigli (grazie ancora Gusti!) ; abbiamo viaggiato da soli immersi con il nostro scooter nella real Bali prenotandoci i pernottamenti e mangiando nei warung, i ristoranti tipici indonesiani; ci siamo morsi la lingua cercando di non pronunciare mai le parole “da noi si fa cosi“; ci siamo sempre arraggianti in inglese, a gesti o semplicemente sorridendo; siamo andati a spettacoli stupendi di musica e danza; ci siamo fermati a volte anche per una settimana nello stesso posto e infine abbiamo vissuto la nostra avventura fino in fondo!

A questa lista come consiglio aggiungeremmo: cerca di dormire presso la gente del posto, evita le catene dei grandi alberghi, preferisci piccoli hotel a gestione locale o come succede a Bali soggiorna presso le famiglie negli home stay.

E i tuoi personali consigli di viaggio quali sono? Come Internazionale ti invitiamo a farlo e a commentare questo articolo con le esperienze e gli apprendimenti dei tuoi viaggi! Dai su non essere timid*

 

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13 commenti

  • Rispondi agosto 27, 2012

    Cristina

    1. perdetevi!un pomeriggio intero lasciate la mappa e il tom tom nello zaino e godetevi il lusso di girare senza meta accogliendo con gratidutine ciò che il caso saprà offrirvi.
    2. comprate locale: artigianato,prodotti gastronomici… verrà apprezzato due volte da chi produce e da chi riceve

    • Rispondi agosto 27, 2012

      miprendoemiportovia

      c o m p l e t a m e n t e d’accordissimo 🙂
      perdersi è ciò di meglio che possa succedere per la meraviglia che si può incontrare!

      grazie

  • Rispondi agosto 27, 2012

    andreainthailandia

    Per me vale sempre e comunque il numero 8 come direttiva per tutti i miei viaggi.

    Il fatto che si tratti di Paulo Coelho mi ha spinto a rileggere più volte i consigli dati ma per 2 mi risulta impossibile essere d’accordo…il numero 1 -il passato di certi luoghi è fondamentale per capirne il presente- e il 7 visto che soprattutto in certi contesti anche acquistare una matita significa per me riportare a casa un ricordo tangibile e per il commerciante aver avuto forse l’unico incasso della giornata.

    Per il 6 visto tendo a rigirarlo in “puoi farti capire da tutti” ma non mi piace la pretesa che sia chi ci ospita a doverci capire…

    Sbaglio? Forse… ma mi piace sbattere la testa contro miei errori…

    • Rispondi agosto 27, 2012

      miprendoemiportovia

      non sbagli affatto, anche noi sul primo, come ho scritto avrei qualcosa da ridire!
      sul 7 invece sono d’accordo nel senso che è meglio spendere soldi per un’esperienza di viaggio concreta a contatto con la gente. L’acquisto della “matita” ci sta tutta perchè diventa relazione con le persone. Io l’ho inteso più come non riempiersi di cose ma di esperienze dalla musica, alla danza, al prendere mezzi locali ecc.

      Per il 6 io l’ho inteso con “non ti preoccupare di come comunicherai perchè si può andare oltre le parole” e sopratutto allontana la paura data dall’ostacolo linguistico e vivi.

      Cosa ne dici?

      • Rispondi agosto 28, 2012

        andreainthailandia

        … relatività è un concetto che va oltre il caro Albert… 🙂

        Ma se si dice “6. Tutti ti capiscono. Anche se non parli la lingua del posto, non aver paura.” Concordo sul non avere paura ma non sul tutti ti capiscono… prova a prendere un taxi quando hai fretta perchè parte l’aereohai un appuntamento e l’autista non capisce dove sei diretto… perdere il volo o farsi capire senza aspettare che sia l’altro a capirti?

        Umile opinione data dall’esperienza diretta… vedo troppi turisti e viaggiatori che PRETENDONO d’essere capiti senza fare nessun tentativo di farsi capire e tanti italiani che si arrabbiano quando qualcuno non capisce il nostro inglese maccheronico…avere paura no ma neppure diventare presuntuosi…

        • Rispondi agosto 28, 2012

          miprendoemiportovia

          Io ho inteso le parole Cohelo nel cercare di capirsi a vicenda, di darsi il tempo di relazionarsi all’altro. Chiaramente questo, come tutte le cose, può presentare delle controindicazioni come quella estrema di cui parli tu a proposito del taxista. Anche noi nel nostro viaggio abbiamo voluto assolutissiamamente prendere uno scooter per calarci maggiormente nella realtà poi però abbiamo anche fatto un incidente però tornassi indietro riprenderei lo scooter. Ciò che voglio dire è che partire senza sapere la lingua è certamente un rischio ma non può essere una barriera. In questo senso ho inteso le parole dell’autore.

  • Rispondi agosto 27, 2012

    Amisaba

    Penso che a fare la differenza possano essere i motivi per cui uno fa un viaggio. Detto questo e seguendo la scaletta indicata da Coelho a me piace:
    1- verificare prima di partire la cosa che vorrei non scoprire al ritorno di aver mancato di vedere, che si tratti di un museo, di una chiesa, di un outlet, di un parco giochi, di un teatro, insomma… avete capito cosa intendo, vero?
    2 – fare colazione o merenda in un Bar possibilmente con tavolini all’aperto e con una vista in qualche Piazza splendida altrimenti anche il conoscere la gente del posto diventa una fissa
    3 – fare un itinerario di massima e poi lasciarmi del tempo per andare a zonzo per la città
    4 – fare un viaggio organizzato può voler dire anche risparmiare e comunque il capo gruppo o accompagnatore turistico è una cosa; la guida turistica è un altra e in genere nei viaggi organizzati la guida è locale anche se lavora per una agenzia. Sarà poi che mi sarebbe piaciuto tanto fare la guida turistica ma non le disdegno affatto 🙂
    5 – mi piace la considerazione che fa Coelho
    6 – con un po’ d’inglese, di spagnolo e con la gestualità italiana forse posso anche essere d’accordo con Coelho. Quando sono stata in Israele, ad esempio, parlavano tutti inglese, anche i bambini.
    7 – abbastanza d’accordo; quello a cui non riesco però a rinunciare sono i cataloghi delle mostre 🙂
    8 – non disdegnerei visitare cinque città in una settimana; poi magari ritorno in quella che mi ha colpito di più.
    9 – ho appena letto il libro da cui è tratta quella frase, Il colosso di Marussi, in cui Miller dice anche a proposito di Epidauro, dove lui ha trovato la pace, che “è un simbolo di luogo: il luogo vero è nel cuore di ognuno, pur che egli si fermi a cercarlo” e mi sono chiesta se viaggiare alla fine ci porta a scoprire la nostra personale Epidauro o se in ogni viaggio c’è un luogo simbolo del nostro cuore. E comunque, la Cappella Sistina è un must ma ovviamente bisogna organizzarsi un minimo e cercare consigli di chi c’è già stato come ad esempio fate voi blogtour 🙂

    • Rispondi agosto 28, 2012

      miprendoemiportovia

      mi piacciono tantissimo i tuoi punti 2 e 3! Sul 4 sono d’accordo solo in parte, ok per le guide turistiche ma non per l’agenzia 😉 Per Miller non saprei il dilemma che porti è proprio un dilemma difficile da risolvere. Forse occorre cercare la nostra Epidauro per portarla a simolo della pace nel nostro cuore. Chissà…

  • Rispondi agosto 29, 2012

    mupablog

    “Non cercare di vedere il mondo in un mese. È meglio restare in una città per cinque giorni che visitare cinque città in una settimana”
    In effetti tendiamo a correre un pò per cercare di “vedere tutto” del posto perchè “chissà poi quando e se ci torniamo”. Questo va a discapito dell’atmosfera del luoghi, che meriterebbero di esssetre vissuti nelle varie ore del giorno, con più rilassatezza, dando il tempo di abituarsi al rimo della loro vita…

    • Rispondi agosto 31, 2012

      miprendoemiportovia

      Questa è una cosa che noi abbiamo imparato col tempo. Prima volevamo vedere il più possibile, perchè sembrava assurdo tornare da posti lontani e non aver visto tutto.
      Ora invece cerchiamo di rallentare, di darci sempre una seconda possibilità dopo la “prima impressione” che a volte non è positiva complice la stanchezza del viaggio o a volte il buio.

  • Rispondi agosto 29, 2012

    mupablog

    la t di ritmo è finita in essere della riga sopra… 🙂

  • Rispondi agosto 30, 2012

    WYW

    Perdersi in una città è il nostro motto!!
    Inoltre sono estremamente d’accordo con la numero 9 se c’è una cosa che odio è il fattore moda monumenti, per molti è appunto una moda per poter dire alla fine “ci sono stato” per altri è veramente importate vedere quel luogo sacro o quel quadro che affascina da anni sulla carta e che finalmente potranno vedere dal vivo.
    Ma spesso accade che quel suddetto quadro sia invaso da persone che fanno foto con ipad e corrono da un’altra parte dove c’è la moglie che lo chiama dicendo che quello è molto più famoso e di non perdere tempo, 😉 scena vissuta 🙂
    Dunque spesso ci buttiamo in posti sperduti dove possiamo vedere opere minore dello stesso artista e così via e se proprio non si può evitare, preferiamo andare via sempre in bassa stagione 🙂
    Bellissimo post!

    • Rispondi agosto 31, 2012

      miprendoemiportovia

      Ciao! grazie per il complimento che ci fa sempre tanto piacere e ci ripaga delle ore passate sul pc 🙂 sai che ci hai ricordato una scena che anche noi abbiamo vissuto al Louvre!
      Elisa lavora con la scuola e così noi, mannaggia, non possiamo viaggiare fuori stagione…

Moglie e marito, lei viaggia da sempre e lui non quanto avrebbe voluto, lei fotografava prima e lui lo fa adesso, lei scrive e lui disegna fumetti, lei recita e lui suona la chitarra, lei è laureata e lui autodidatta, lei ama le lingue e lui ascoltarla, a lei piace il design e a lui il R’n’R, lei ha gli occhi azzurri e lui due basettoni, lei ha detto di sì quando lui le ha chiesto di sposarlo dopo tre mesi in un ristorante turco a Berlino. Ah, dimenticavo, da due anni lei è mamma e lui papà.