C’è tempo fino al 29 Aprile per vedere McCurry a Roma

Già il Macro in entrambe le sue due location è spettacolare ma se poi alla Pelanda ci metti le foto di uno dei più grandi photoreporter del National Geographic siamo alle stelle.

La mostra è allestita negli spazi dell’ ex mattatoio ora adibito a Museo d’arte Contemporanea.

Il quartiere di per sè merita una visita: il Testaccio, quartiere popolare, cuore della vecchia Roma adagiato su un colle e fulcro della movida notturna.

 

“La mia vita si fonda sul bisogno di viaggiare e di osservare…e la mia macchina fotografica è il mio passaporto”


La mostra raccoglie più di duecento fotografie selezionate da oltre 30 anni di repertorio.

E’ la terza mostra del grande fotografo che vedo ma questa mi è particolarmente piaciuta perchè non segue criteri spazio temporali  bensì le foto sono esposte per assonanza di soggetti ed emozioni.  E’ incredibile come l’occhio umano ricerchi sentimenti e posture simili anche in luoghi del pianeta diversissimi fra loro. E’ così che vediamo un uomo che salta sulla barca in Birmania e a Venezia, stesso gesto a milioni di Km di distanza; oppure ragazzi che giocano a calcio su una spiaggia in Australia o in India.

Merita una menzione anche l’allestimento, una sorta di villaggio nomade con una serie di volumi che si compenetrano fra loro per restituire quel senso di umanità presente in tutte le opere e direi sopratutto negli occhi dei soggetti di McCurry.

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4 commenti

Moglie e marito, lei viaggia da sempre e lui non quanto avrebbe voluto, lei fotografava prima e lui lo fa adesso, lei scrive e lui disegna fumetti, lei recita e lui suona la chitarra, lei è laureata e lui autodidatta, lei ama le lingue e lui ascoltarla, a lei piace il design e a lui il R’n’R, lei ha gli occhi azzurri e lui due basettoni, lei ha detto di sì quando lui le ha chiesto di sposarlo dopo tre mesi in un ristorante turco a Berlino. Ah, dimenticavo, da due anni lei è mamma e lui papà.